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Perché non lo scriveremo

Il nome dell'ispettore suicida
e le scelte di un giornalista


, Cronaca
(R.P.) Oggi leggiamo da qualche parte il nome dell'ispettore suicida. Lo conoscevamo. Non l'abbiamo fatto quel nome. E continueremo a non farlo. Non per omertà. Non perché ci sia di mezzo la polizia e un malinteso senso del confine di cronaca. Ma perché c'è di mezzo una bambina che potrebbe diventare riconoscibile. E perché c'è di mezzo anche un'imputazione gravissima che resterà nel limbo, che non avrà mai una risposta, e che scatenerebbe morbosità, scarso sentimento del rispetto e commenti inadeguati a una storia dolorosa.
Quest'uomo che si è ucciso per un sospetto merita di essere lasciato in pace da morto, dietro una porta socchiusa, con i suoi cari. In ogni caso. Fare cronaca è un mestiere che comporta il senso della rinuncia in nome della sensibilità e della comprensione umana di uno strazio incancellabile.


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