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Amare Palermo invisibile
La città che non esiste


, Cronaca
Stasera io sento di amarla Palermo, anche se non esiste. Palermo è più volatile di Brigadoon, il borgo di un film fantastico che appariva una volta ogni tanto. Scompare sempre. Si rende manifesta a pezzetti. Mai tutta intera. Eppure, sentiamo di amarla, anche se non serve a niente. La amiamo per certi profumi notturni, se hai la forza di camminare e di ascoltare odori e sussurri che, con la luce, non ci sono. La amiamo per le improvvise esplosioni di gelsomini. Per la pazzia colorata dei suoi fiori. Per gli angoli rilucenti che sbocciano all'occhio. La amiamo questa Palermo squartata, nei suoi lacerti semi-comprensibili.

La politica non ama Palermo. La stanno facendo a pezzi come il bottino dopo l'arrembaggio. Sono tutti stipati nella forzata convivenza con un sindaco che nessuno vuole. Tuttavia, devono reggergli il mantello, perché in gioco non è il ruolo di Diego Cammarata. Sul tavolo della bisca ci sono le alleanze e il denaro sonante delle prossime elezioni. Equlibrismi sopraffini. Allontanarsi un po' da un primo cittadino inerte, affinché gli elettori dimentichino che esistono le responsabilità pesanti di una coalizione di governo cittadino. E non spezzare il filo, in vista dei consorzi venturi all'ombra delle urne.

Palermo non ha presente. Nessuno se ne cura, tra i comandanti. I briganti di voti hanno due sole prospettive chiuse. Pensano al passato, per dare oro o carbone a Leoluca Orlando, il grande padre nobile o inviso, tirato in ballo diversamente a seconda dei punti di vista. Pensano al futuro. A come si metteranno. Alle alchimie spartitorie. "Cammarata non è il domani", spiega dottamente Matteo Graziano del Pid. Ma c'è un oggi, intanto. C'è il minuto di Palermo accasciata che boccheggia. E mentre la città chiede aiuto, i medici presunti al capezzale discutono delle pillole da somministrare tra un anno.

Stasera la amiamo la nostra città invisibile. La abbracciamo nel riflesso che traspare dai vetri di una stanza, nei lumini del buio, nella malinconia delle sue zanzare. La amiamo come dannati, tormentati da una saggia voglia di afferrare un aereo e scappare. Come palermitani.


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