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Noi e la crisi

Il tramonto del re di denari
che strangola la Sicilia


berlusconi, crisi, tremonti, Politica
A Berlusconi sanguina il cuore. Gronda come una prugna rossa torchiata e costretta a perdere il suo succo prezioso, stilla per stilla. La crisi internazionale impone scelte tremende. E nel Paese di quelli che cominciano davvero a stare male - è facile prevederlo - coloro che già stavano malissimo, staranno peggio. Stiamo parlando di noi, stretti tra la miseria e il fanatismo leghista in salsa federale. L'assessore Armao grida il suo disappunto alla luna matrigna. Sarà il Sud, sarà la Sicilia a pagare soprattutto il prezzo della crisi. I contenuti sono questi secondo le cronache di un grande quotidiano nazionale. Il futuro del Mezzogiorno appare nero, se si scruta l'orizzonte a occhio nudo. Se l'Italia tira la cinghia, alla Trinacria toccheranno le briciole di uno scarno banchetto. Se il corpo quasi sano si è ammalato, la parte cancrenosa andrà in metastasi. E morirà.

Siamo al tramonto del re di denari. Siamo al disfacimento psicosomatico del Berlusconismo. Silvio aveva promesso di condurre il Paese nel sole della felicità perenne. E lo vede in bilico, sul ciglio di un burrone scosceso. Certo, la crisi internazionale, come negarlo? Ma anche una trama complessiva che è un dito puntato contro la maestrà di Arcore, che ha governato - con numeri e occasioni - e sta fallendo col botto. Infatti, reca nel corpo del monarca le stimmate di una colpa dolorosa. Pagheremo tutti. Pagherà la Sicilia che fu una delle più entusiastiche e amorevoli culle dell'era berlusconiana. Lo chiamano contrappasso.


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