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Il reportage

Estate tra i vecchi in corsia
per imparare la solidarietà

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vecchi, villa sofia, Cronaca
È il dieci agosto, il richiamo del mare è forte, irresistibile quasi. La maggior parte, tra quelli che possono permetterselo, ha ceduto ed è a stendersi al sole. Ma tra i vacanzieri in ferie non ci sono loro, gli anziani, quelli finiti in qualche reparto d'ospedale. Magari per un ictus, uno scompenso cardiaco improvviso o semplicemente per l'età che avanza.

Siamo a Villa Sofia nel reparto di geriatria, il set della scena può sembrare non dei migliori per una giornata d'agosto ma quella che abbiamo da raccontarvi non è una storia triste. Affatto. Siamo andati a fare un giro senza la pretesa di disturbare nessuno, solo per vedere chi abita i luoghi di cura in questo strano periodo, mentre la città va un po' più giù e le temperature un po' più su. E oltre ai suoi naturali inquilini, dottori e pazienti quello che abbiamo trovato è stata tanta umanità. I parenti e gli amici degli anziani ricoverati sono lì accanto a loro, portano fiori, qualcosa da mangiare, sorrisi e vicinanza, la cosa più importante.

I pazienti ricoverati qui sono circa venticinque, i posti letto sono al completo, come ci spiega il dottor Maurizio Musotto, il dirigente medico che ci accompagna lungo i corridoi. I pazienti arrivano per lo più dal Pronto Soccorso o da altri istituti ospedalieri e stanno in media dieci giorni. "Durante gli orari di visita c'è sempre grande viavai - dice il dottor Musotto - Soprattutto durante l'ora di pranzo o nel pomeriggio. Facciamo restare qualche parente anche oltre l'orario di visite se c'è qualche caso particolare, l'unica cosa che non permettiamo è la permanenza delle badanti".

In una stanza un signore mi ferma e ha voglia di raccontarmi tutta la sua vita, parte dall'inizio dice che ha 68 anni ed è orfano, è ricoverato lì da sei giorni e non vede l'ora di tornare a casa. Ma poi s'interrompe di colpo, è arrivata sua cugina e come un bambino gli getta letteralmente le braccia al collo. Un altro mi scambia per sua figlia, no, non sono lei. Lei oggi non è venuta a quanto dice, o magari lui se n'è dimenticata, o magari verrà. Non si sa. Passo tra i corridoi anche un po' dopo l'orario ufficiale per le visite. Sono molti i parenti intorno i lettini, si sente sostegno e cura. Non è una storia di abbandono quella tra le pieghe di quest'angolo di mondo.

Da un lettino mi sento osservata e mi avvicino: una signora è stesa e non ha nessuno intorno, le chiedo se oggi è venuto qualcuno a trovarla e vedo un guizzo nei suoi occhi: "Certo. È venuta mia figlia, se n'è appena andata": dice. Gli occhi stanchi sembrano orgogliosi. Dal lettino accanto un sussurro: "Sono venuti a farmi visita oggi anche a me, sa? Eh sì. Di solitudine si muore, lo sa? No, io no, io andrò via a casa forse anche domani".


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