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Caterina Chinnici

Elogio della figlia di suo padre
nella piccola indecenza del potere

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assessore, Caterina Chinnici, Politica
C'è questo invisibile articolo uno di una pur materialissima costituzione siciliana del malcostume. Recita così: "Tutti possono fare antimafia, o fingere di farla. Tutti possono impegnarsi pubblicamente, fuorché i figli o i parenti di vere vittime di mafia. Perché, altrimenti, scatta il legittimo sospetto che intendano lucrare". Ieri c'è capitato di incontrare dal vivo l'assessore Caterina Chinnici, figlia di Rocco, al tavolo di una conferenza stampa del governatore. Si sa com'è Raffaele Lombardo, vuole tutto il proscenio per sé. Gli piace azzardare una battutina saltuaria. Gli piace che i giornalisti ridano, come se fossero la sua corte dei miracoli. E non piace solo a lui, ma a tutti gli uomini di potere. E del resto i giornalisti ridono forte alle battute dei potenti, dando proprio l'impressione di stare lì per appannaggio del sovrano. E forse bisognerebbe condurre le scolaresche a Palazzo, in siffatte occasioni, per mostrargli cos'è che, in fondo, rende oliata ed efficiente la macchina del comando: la solerte ed implicita sudditanza degli uomini. Il re ride. I sudditi sghignazzano. Ed è tutta una piccola indecenza di tu, di colloqui informali, di strizzatine d'occhio, su cui magari dovremmo riflettere.

Dispiace che la sudditanza riguardi uomini affermati che non avrebbero bisogno di elemosinare alcunché. Il professor Centorrino che tenta vanamente di attirare l'attenzione del governatore, mentre quello consulta il telefonino, dedicandogli spiccioli infastiditi di assenso. Una persona seria e perbene come il prefetto Marino, interrotto mentre spiega con competenza il senso del suo lavoro. E Ludovico Albert, il marziano piemontese della formazione, assiso al tavolo dei boiardi siciliani. Tanto la differenza non si nota più. 
Poi, Caterina Chinnici, serena, l'unica a non sembrare ipnotizzata. Dignitosa e chiara nella sua esposizione, con lo stesso equilibrio con cui ha sopportato veleni e frecciatine. Non a caso, una donna che ha sofferto. Abbiamo dubitato delle sue azioni nella veste di esponente della giunta. Continuiamo a dubitarne. Ma pensiamo che per lei e per altri sarebbe il caso di gettare nel cestino il famigerato articolo uno del nostro malcostume. Volete criticarla? Sia pure, senza tirare in ballo Rocco, come è capitato qui. Chi insisterà nel vicolo cieco della maldicenza per interposto morto, non farà altro che offendere il cuore di una figlia e la memoria di un padre. Per noi sono paramenti sacri.


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