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La rottura

Povero, povero Silvio...

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micciché, silvio berlusconi, Politica
Sì, verrebbe di dirla, come la dice Cornacchione, senza venature comiche. Esclamiamo tutti in coro: "Povero, povero Silvio". Ora che se ne va pure
Gianfranco Miccichè, come farà? Sì, va bene, sogghignate pure berluscones pentiti o nemici della prima ora. Ma vi immaginate come deve sentirsi Berlusconi? Non è per coloro che lo stanno abbandonando e basta. Come si sentità al cospetto dei tanti che ha beneficiato e che non gli hanno mostrato gratitudine. Non sappiamo in che percentuale di costi e ricavi sia il rapporto con Miccichè che ha sempre onestamente riconosciuto l'impatto forte del berlusconismo in Sicilia e che è stato un proconsole efficiente, finché è durata. Né conosciamo l'esatto peso di una diaspora troppo annunciata per apparire davvero sincera.

Tuttavia, è chiaro che Gianfranco senza Silvio non è esattamente come Gianfranco con Silvio. La stella brillante del re di Arcore si sta opacizzando - è un processo in atto da tempo - e con essa si ingrigiscono i pianeti e i satelliti che vorrebbero splendere di un proprio bagliore. La scommessa è difficile: riuscire a sganciarsi dalla fonte primaria di calore, per navigare nella notte solitaria del passaggio, fino al dopo Berlusconi.

Un frangente non semplicissimo, alla luce di movimenti tellurici e giudizi ancora largamente incompleti. Ha scritto oggi sul "Foglio", Umberto Ranieri - responsabile per il Mezzogiorno del Partito Democratico -: "La sinistra che si candida a sostituire il centrodestra alla guida del paese dovrebbe avvertire l'esigenza di una ricostruzione storica equanime del berlusconismo". Vale anche per la destra.

Ps. Ma nella foto, piange o ride?


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