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La vertenza

E la Siremar affonda

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crisi, siremar, vertenza, Cronaca
Mentre Roma discute, la Siremar affonda. E con essa, le 345 aziende dell'indotto. Asset dell'ex gruppo Tirrenia (la società statale di navigazione che, a fine luglio, è stata venduta a Cin, la Compagnia italiana di navigazione), la Siremar, che garantisce i collegamenti marittimi da e per le isole minori siciliane, continua a essere in amministrazione straordinaria in attesa di essere privatizzata. Risultato? Le aziende aggiudicatarie di specifici bandi di gara, che negli anni hanno effettuato lavori e forniture per la società di navigazione, hanno di colpo scoperto che i crediti vantati sono inesigibili. In particolare, secondo quanto si legge in una interpellanza presentata dal gruppo “Alleati per la Sicilia”, la procedura di amministrazione straordinaria “se da un lato consente la prosecuzione dell’attività dell’azienda beneficiaria, dall’altro procura un danno grave alle aziende dell’indotto che vantano dei crediti”.

È il caso, ad esempio, del “Cantiere Navale Drepanum srl” di Trapani che vanta un credito di 900 mila euro, e il cui mancato pagamento rischia di mandare in fallimento l'azienda. La maggior parte dei creditori (agenzie, cantieri navali, officine meccaniche, ecc.) è concentrata a Trapani, Palermo e Messina e le società interessate danno lavoro a circa 5.000 lavoratori. “Altre compagnie di navigazione regionale quali Caremar, Saremar e Toremar – spiega Giuseppe Lo Giudice, primo firmatario dell'interpellanza – sono state trasferite alle rispettive regioni senza mettere in crisi l’indotto. Qui invece si assiste a un paradosso davvero inaccettabile, e cioè che mentre la Siremar verrà probabilmente ceduta 'ripulita' dei debiti, le aziende che per essa hanno lavorato, aggiudicandosi regolari bandi di gara, saranno indotte al fallimento”.

Intanto sul tavolo del commissario straordinario ci sono, dallo scorso 25 maggio, due offerte: quella di 60,1 milioni di “Compagnia delle Isole”, ovvero la newco partecipata dalla Regione Siciliana e controllata dalla Mediterranea Holding dell'armatore napoletano Salvatore Lauro, e quella di 55,1 milioni di euro della “Società di Navigazione Siciliana”, la spa costituita da Ustica Lines e da Caronte & Tourist (quest’ultima gestisce i servizi di traghettamento nello Stretto di Messina). L'aggiudicazione però continua a tardare e il 15 luglio sono scadute le fidejussioni. “Ancora attendiamo una convocazione da Roma – sbotta Amedeo Benigno, segretario generale della Fit Cisl Sicilia – e i tempi continuano ad allungarsi. Adesso calerà il silenzio di agosto e tutto verrà rimandato a settembre”. La compagnia, nel frattempo, continua ad accumulare perdite su perdite, aggravate dal fatto che molte delle imbarcazioni della flotta hanno più di 20 anni e necessitano di costante manutenzione. “La nuova proprietà – spiega Franco Lo Bocchiaro, segretario regionale della Fit Cisl marittimi – dovrà programmare, nel tempo, il rinnovo della flotta per evitare che i guasti, oltre ai costi per le manutenzioni e riparazioni, continuino a imporre le interruzioni di linee. E per avere una idea dell'investimento basti pensare che il costo di un nuovo traghetto si aggira intorno ai 100 milioni di euro”. Non a caso, per rendere più appetibile la privatizzazione, lo Stato ha messo sul piatto 55,6 milioni di euro all'anno per 12 anni. “Ciò che però non bisogna dimenticare – aggiunge Lo Bocchiaro – è che dietro a tutto questo ci sono dei lavoratori, che devono essere garantiti”. In particolare, in Siremar lavorano circa 500 dipendenti, che in estate sfiorano anche le 800 unità (il 30% sono stati assunti con contratti a tempo indeterminato, il resto sono dipendenti a termine).


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