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Catania, estorsione

Arrestata la cugina di Santapaola

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arresto, mafia, santapaola, Cronaca
La cugina del boss detenuto Benedetto Santapaola, Grazia Santapaola, di 54 anni, e un presunto affiliato dell'omonimo clan, Carmelo Bonaventura, di 49, sono stati arrestati da agenti della Squadra Mobile a Catania per estorsione nei confronti di un commerciante, costretto a pagare il pizzo da 24 anni. Gli agenti hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip su richiesta del sostituto procuratore Iole Boscarino. Ad entrambi viene contestata anche l'aggravante di avere agito avvalendosi delle condizioni di assoggettamento e di omertà derivanti dall'appartenenza all'associazione mafiosa.

Secondo quanto accertato i due avrebbero costretto un commerciante del quartiere San Cristoforo a versare ogni mese,dal 1987, 250mila lire al mese, poi convertite in 130 euro. L'indagine si è avvalsa delle dichiarazioni di un un collaboratore di giustizia. Durante perquisizioni nelle abitazioni degli arrestati la polizia ha sequestrato somme di denaro: 13.400 euro in casa di Santapaola e 1.400 in casa di Bonaventura. Grazia Santapaola è moglie di Salvatore Amato, di 56 anni, e madre di Alfio, di 22, entrambi in carcere e ritenuti dagli investigatori personaggi di spicco del clan, ai quali nel maggio scorso è stata notificata un'ordinanza di custodia emessa il 26 maggio dal gip, per associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, porto e detenzione di armi.

Grazia Santapaola, insieme con il marito, noto come Turi, considerato il 'responsabile'' del clan, nel 2000 rimase coinvolta nell'operazione denominata "Ottanta Palmi", in quanto ritenuta a capo di un'organizzazione che aveva monopolizzato il traffico e lo spaccio di cocaina nella zona di via Della Concordia, con l'aggravante dell'essere l'associazione collegata alla cosca. Nel corso di intercettazioni ambientali svolte nell'ambito di quell'indagine, la donna si vantò con i presenti che la sua famiglia, poiché imparentata con il boss Benedetto, rappresentava il "sangue blu" della mafia catanese. Anche Bonaventura, in ruolo subordinato ai predetti coniugi, avrebbe fatto parte della stessa associazione di trafficanti.


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