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Al Centro accoglienza di Mineo

"La situazione è sotto controllo"
Ma la stampa resta fuori

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Adesso sembra essere “sotto controllo” la protesta messa in atto dai migranti ospitati al “Villaggio della Solidarietà”, altrimenti detto Centro Accoglienza Richiedenti Asilo, situato a una decina di chilometri da Mineo, in provincia di Catania. Ma è difficile dire se i migranti saranno disposti ad aspettare ancora in silenzio.

Gli atti di protesta sono iniziati questa notte, quando all'interno del “Residence degli aranci”, alcuni mezzi e suppellettili sono stati danneggiati, anche dalle fiamme di piccoli roghi che sono stati appiccati dai migranti. Poi sono scesi in strada, in circa 300, occupando prima la statale 417 Catania-Gela, e in seguito la 385, dove la polizia stradale aveva fatto deviare il traffico.

Intanto a Mineo, a dieci chilometri di distanza dal Cara, dal molti commercianti hanno tenuto le saracinesche abbassate, nel timore di essere coinvolti nella protesta.

Adesso, la situazione è definita dalle forze dell'ordine come “sotto controllo”. Ma sono circa 1800 i migranti che vivono dallo scorso marzo all'interno del Cara, quasi tutti trasferiti da altri centri in giro per l'Italia, che chiedono che venga loro concesso l'asilo politico. Un trasferimento, quello che li ha condotti sull'Isola, voluto dal governo con l'esigenza di creare posti liberi all'interno dei Cara della Penisola, da riservare ai “nuovi” migranti, che dal Nord Africa arrivavano a Lampedusa.

Ma tutt'ora viene impedito alla stampa di entrare all'interno dei Cie (Centro Identificazione Espulsione), dei Cara (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo) e i Cai (Centro di Accoglienza e Identificazione). Dal primo aprile scorso, infatti, la circolare 1305 firmata da Roberto Maroni, ministro dell'Interno, ha posto il divieto ai giornalisti di documentare quanto avviene in questi centri, “al fine - si legge nella circolare – di non intralciare le attività loro (i migranti, nda) rivolte”.

Così è nata l'iniziativa “LasciateCIEntrare”, promossa dalla FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana), che ha lanciato presidi a tappetto all'ingresso dei centri per immigrati di tutta Italia da parte di parlamentari, consiglieri regionali, giornalisti, sindacalisti con la pretesa di una maggiore trasparenza su ciò che realmente avviene all'interno delle strutture.

Lunedì infatti una visita ispettiva proprio nel Cara di Mineo è stata compiuta da Fabio Granata, parlamentare Fli, Fabio Giambrone, senatore Idv, e Ignazio Messina, parlamentare Idv. Questi ultimi due hanno in seguito presentato due interrogazioni, una per ciascuna camera “per chiedere al Ministero dell'Interno di intervenire subito sull'organizzazione del centro”.

Nei documenti presentati al Parlamento, si critica non solo la composizione delle due commissioni preposte al vaglio delle richieste di asilo - “Sono solamente settanta le pratiche che vengono sbrigate in una settimana” ha detto Giambrone a Live Sicilia - , che soffre anche dell'assenza di interpreti. Ma anche le perplessità riguardo a chi gestirà il centro dopo la Croce Rossa, che “dovrà essere doverosamente individuato mediante una procedura pubblica volta a garantire il rapporto ottimale tra risorse impiegate e livello del servizio”.

“Le limitazioni di accesso imposte dal Governo – si legge ancora - sono la conferma che non si intende operare con trasparenza, i centri sono terre di nessuno dove i diritti dei migranti non vengono rispettati e la mancanza di un'organizzazione ottimale penalizza gli stessi operatori”.


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