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La racconta il suo avvocato

Colluso con il racket o pulito?
Storia di un imprenditore

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claudino, impresa, racket, Cronaca
La storia di Francesco Claudino è una storia palermitana. È la vicenda di un imprenditore, come molti nella nostra città, che si muove nelle paludi di una società “liquida”, dove è facile restare invischiati. Ecco come la racconta il suo avvocato. È stato infatti l’avvocato
Andrea Dell’Aira a raccontare questa vicenda. E' il legale cui Claudino si rivolge, nel marzo scorso, per redigere delle clausole etiche antimafia da inserire negli statuti delle sue due società: Euroscavi srl con sede a Tommaso Natale e Sicilia Recuperi srl, a Belmonte Mezzagno. Emergono subito, però, i primi dubbi. Durante il lavoro di redazione dei due codici di autodisciplina, l’avvocato scopre i contenuti di certe informative prefettizie riguardanti il suo cliente, alcune anche piuttosto gravi, che descrivono Francesco Claudino a vario titolo in contatto con esponenti di spicco di Cosa Nostra. Il nome di Claudino, inoltre, figurerebbe in alcuni “pizzini” sequestrati in seguito all’arresto dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, che lo descrivono come soggetto che regolarmente paga il pizzo; tesi, questa, che sarebbe sostenuta anche da molti collaboratori di giustizia quali Nuccio, Franzese e Bonaccorso. Si blocca la stesura del documento, dunque. L’imprenditore, però, con decisione, continua a dichiarare al legale la sua estraneità alle logiche mafiose e nega con forza ogni tipo di collusione. Da che parte sta, in realtà, Claudino?

Secondo la tesi del suo legale,  sembrerebbe esserci un costante sforzo per rimanere nei binari della legalità.  Nel ‘96, per esempio - dice l'avvocato - dichiara di aver allontanato delle persone che gli propongono un compromesso per farlo partecipare ai lavori della prima metropolitana di Palermo. Nel 2000 subisce una lunga serie di atti intimidatori, culminati con il furto di diversi mezzi pesanti e il danneggiamento della sua vettura. Viene, intanto, costantemente allertato dai vicini che gli intimano di allontanare la sede di Euroscavi da via Rosario Nicoletti, per ragioni, a loro dire, di “opportunità”. Nel 2004, poi, mentre esegue la costruzione di un impianto di carburante è avvicinato da un noto latitante che lo costringe a bloccare i lavori. Gli viene proposto, sempre nel 2004, di fare da prestanome per l’acquisto di un terreno, ma Claudino - a suo dire - rifiuta. Nel 2007 più volte gli viene chiesto di abbandonare i lavori di realizzazione del padiglione oncologico dell’ospedale Civico di Palermo. Quest’anno, infine, subisce l’incendio di un escavatore. Da quattro anni Claudino collabora con i carabinieri della stazione di San Lorenzo, insiste l'avvocato.

Su consiglio dei militari - spiega il legale - il signor Claudino colloca anche una telecamera nascosta nella sede della sua Euroscavi, accettando di utilizzare un telefono cellulare, costantemente acceso, per le comunicazioni riservate. Qual è la verità?  La questura registra i suoi incontri. Il fascicolo che lo riguarda, dunque, si arricchisce giorno dopo giorno, e le informative prefettizie che lo riguardano lo inchioderebbero pesantemente. Può Claudino essere colluso con la mafia? Il suo avvocato è convinto che l'estraneità del suo cliente alla lunga verrà a galla. “Non c’è tempo per studiare se lo Stato abbia il dovere di sostenere o meno il suo impegno antimafia - sostiene Dell’Aira- Non c’è tempo perché intanto rischia la persona e non soltanto l’impresa. Non occorrono e non possono occorrere lunghi anni per capire se sei colluso o se combatti Cosa nostra”. Qual è dunque la verità? Noi ci siamo limitati a raccontare la storia.


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