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Miccichè: "Alle Regionali voterò me stesso"

"Raffaele, non chiamarmi più...
Il Terzo polo non ha un progetto"

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gianfranco miccichè, raffaele lombardo, Politica
“Inutile che Lombardo continui a chiamarmi se dice di voler restare col Pd”. Gianfranco Micciché, a margine della presentazione del libro "La Sicilia prima di tutto", di Rosanna Restivo e Michele Cimino, definisce una “provocazione” l'invito al presidente per un riavvicinamento. “Solo un modo per far uscire il presidente da questa ambiguità. Lui continua con queste chiamate alle armi, ma il problema rimane il Pd...”.
Insomma, Micciché spegne sul nascere le ipotesi alimentate da un incontro tra il sottosegretario con delega al Cipe e il governatore: “Non mi convince – ha aggiunto Micciché – né Lombardo né la sua coalizione”. E una “fetta” in particolare di quella maggioranza: “Se Lombardo rinuncia al Pd, allora io potrei riconsiderare il sostegno al presidente. Potrei anche impegnarmi per fare tornare il Pdl...".  Quindi una frase che suona come un'autocandidatura a Palazzo d'Orleans: "Alle Regionali? Voterò Miccichè”.

Micciché, poi, è tornato sui motivi della "rottura" col presidente della Regione: "Quando decidemmo di fare l'accordo con Lombardo c'era un patto chiaro: io mi sarei staccato da Berlusconi, e contemporaneamente, alcuni membri del Pd avrebbero dovuto lasciare il partito, per lanciare il nuovo progetto. Ma quei democratici non fecero quanto promesso. Quando Lombardo - ha aggiunto - ci disse che sarebbe entrato nella maggioranza tutto il Pd, io ho risposto 'allora esco io' . E' stato il presidente a fare saltare in area quel progetto".

"Quando abbiamo deciso - continua Micciché - di andare avanti da soli, sapevamo di perdere molte garanzie, ma essendo persone coerenti abbiamo portato avanti quella decisione. Del resto, non potevo certamente lasciare il Pdl per poi allearmi col Pd...".

Micciché, poi, ha illustrato l'identità del suo "Forza del Sud". E per farlo, ha compiuto qualche passo indietro nel tempo: "La Lega Nord ebbe la furbizia di capire in tempo che, con la fine delle ideologie, non si poteva pensare a una forza politica che tutelasse tutta la  Penisola, da nord a sud. Oggi 'pesano" invece gli interessi particolari, locali. Al punto da creare l'anomalia tutta italiana: la Lega è stata finora determinante su tutto. E un 'bovino' come il ministro Calderoli è in grado di pressare Tremonti per far piovere una pioggia di soldi verso il nord".

Micciché poi ha raccontato un retroscena: "Ricordo che, in una riunione nella quale si sarebbe deciso quale 'hub' scegliere per Alitalia tra Fiumicino e Malpensa, Calderoli lasciò un biglietto a Berlusconi, con scritto: 'o Malpensa o cade il governo'". E prendendo spunto da questo aneddoto, Micciché affonda provocatoriamente: "Questo deve riuscire a fare Forza del Sud. Deve essere in grado di utilizzare l'unica arma politica in questo momento efficace: il ricatto".

"Oggi . aggiunge - la Lega è fallita. Per questo dice di 'no' a tutto. Nonostante tutti i soldi concessi al nord, alle amministrative hanno perso praticamente tutti i Comuni. Il nostro obiettivo, quindi, nella prossima legislatura deve essere quello di avere almeno un deputato in più dei leghisti".

Ma non mancano anche le stoccate al Terzo Polo: "L'alleanza tra Fini e l'Udc è un 'centro senza progetto'. Il terzo polo oggi non ha un progetto credibile". Quindi Micciché ha toccato alcuni dei punti del 'progetto politico' di Forza del Sud: "La Sicilia non deve più fornire alibi a chi dice che spendiamo male i soldi dello Stato o dell'Europa. E questo non può che passare attraverso un processo di sburocratizzazione della nostra macchina amministrativa. In Sicilia - ha detto Micciché- i burocrati sono abituati a dire 'no' piuttosto che 'sì'. Inoltre, e per questo lavoreremo anche, se servirà, per la modifica della costituzione, bisognerà superare il concetto di 'autorizzazione' che blocca gli investimenti nell'Isola. Anche perché spesso autorizzazioni già concesse vengono revocate dai  dirigenti generali che subentrano di volta in volta. Si deve riconoscere - ha aggiunto - la responsabilità personale e far sì che lo Stato intervenga solo attraverso controlli 'ex post'". Ultima battuta sui candidati a sindaco di Palermo: “La Bongiorno? Ottima famiglia, ottimo avvocato, brava persona. Rappresenta in pieno la borghesia palermitana. Ma io non la voterò”.

Presente all'incontro anche il coordinatore regionale dell'Udc Gianpiero D'Alia: "Il governo Berlusconi-Bossi - ha detto - è stato dannoso per la Sicilia. Difficile un dialogo con questi partiti". Quindi è passato all'analisi della situazione politica siciliana: "Il governo politico? Un discorso stucchevole, che non ci interessa più di tanto. Al momento le questioni più scottanti riguardano la situazione economica della Sicilia, colpita dalla manovra nazionale che taglierà 2,5 miliardi. La Regione dovrà affrontare una manovra che dovrà tutelare i ceti medi e le famiglie più bisognose. Certo - ha aggiunto - se il governo regionale ha bisogno di un 'tagliando', non ci tireremmo indietro". Sulle ipotesi di un governo politico nel quale far confluire Udc e Forza del Sud: "Noi con Micciché? Perché no - ha concluso D'Alia - basta che abbandoni definitivamente Berlusconi"


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