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Cracolici a Livesicilia

"L'epoca dei tecnici è finita
Non accetteremo veti"


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Onorevole Cracolici, Lombardo apre uno spiraglio al governo politico e si parla di prove tecniche già per settembre. Crede che si farà davvero?
“Dal nostro punto di vista, siamo stati inequivocabili e abbiamo detto chiaramente che per noi si è esaurita l'esperienza del governo tecnico. Continuare con questa esperienza significa rischiare di finire in un campo che può essere considerato a tutti gli effetti la terra di nessuno, dannosa sia per la Sicilia che per il Pd. Il punto è che ormai bisogna avere la capacità di decidere, non possiamo più pensare che tutto sia un'attesa. Dobbiamo creare un fronte largo, ma che nello stesso tempo si rivolga a tutti coloro che vogliono costruire una prospettiva nuova, considerato che è sotto gli occhi di tutti che è finito il berlusconismo, in Sicilia e adesso anche nel resto del Paese. Detto questo, prenderemo atto di chi si metterà da parte rispetto a questa prospettiva”.

Cioè?
“Se non ci saranno i numeri perché questa prospettiva regga oggi in Assemblea e domani davanti al confronto elettorale, ne prenderemo atto ed eventualmente ci comporteremo come ci si comporta quando si perdono le elezioni. Quindi con molta tranquillità dico sia agli amici del centrosinistra che a quelli di Fli, che la nostra proposta si rivolge a tutti, sia al terzo polo che al centrosinistra. Prenderemo atto di chi non è disponibile. Come dire? Non poniamo veti, ma non accettiamo veti”.

Un quinto governo non rischia di bloccare nuovamente la macchia amministrativa, tra le mille nomine degli uffici di diretta competenza degli assessori?
“Non mi pare questo il problema principale. Il governo tecnico ha esaurito sua funzione, questo è punto da cui bisogna partire. Tutto il resto, i gabinetti, ricominciare da capo... questi sono, mi permetto di dire, aspetti di dettaglio, rispetto al dato. Il punto è: si condivide il giudizio che il governo tecnico ha esaurito la sua funzione? Se sì, e il Pd lo ha condiviso, o siamo in grado di promuovere un nuovo governo o dobbiamo dire un'altra cosa, dobbiamo stabilire dove andiamo. Io penso che serva un nuovo governo, che sia in grado di affrontare alcuni nodi. Ma perché si faccia questo nuovo governo è necessaria una precondizione, cioè che si faccia in nome di un'alleanza politica che si presenti alle elezioni insieme”.

Mozione di censura a Massimo Russo. Il Pd riuscirà a trovare un accordo interno?
“La stragrande maggioranza del gruppo del Pd ha valutato che era improponibile votare una mozione del Pdl in cui, com'è noto, il tema non era certamente la sanità, ma colpire Russo, cioè il punto più esposto di questa esperienza amministrativa e politica. Io non so chi del Pd possa valutare di sostenere una mozione del Pdl, chi lo farà lo farà a titolo personale. Il Pd pensa un'altra cosa. C'è chi poi ha un'altra opinione e la esprimerà in dissenso al Pd. Non è che c'è un Pd che è diviso, al gruppo il Pd ha valutato a stragrande maggioranza che la mozione del Pdl non poteva essere votata. Se c'è qualcuno che ha un'opinione diversa, ripeto, ce l'ha a titolo personale”.

Lombardo questo pomeriggio incontrerà i vertici del terzo polo. Il Pd non si sente un po' messo da parte?
“Dopo che il Pd in questo anno si è riunito con una certa ripetizione, in alcuni casi persino paranoica (sorride, ndr), per discutere sempre la stessa cosa, dico al Terzo Polo benvenuti tra noi! Gli organismi politici hanno bisogno di passaggi democratici, a volte li invidio quei partiti in cui decide uno per tutti, ma quei partiti sono partiti di carta, che sopravvivono per la durata di una stagione. A parte gli scherzi, considero un fatto importante che si stia costruendo una coesione politica. Noi abbiamo interesse ad avere un rapporto politico col Terzo Polo, il tema non è un'alleanza tra persone, ma tra soggetti politici. Perché le persone passano, i soggetti politici nel bene o nel male rimangono e devono essere produttori di coerenza, avere una visione condivisa dei problemi e delle soluzioni dei problemi”.

Come vedrebbe una candidatura di Massimo Russo alla presidenza della Regione?
“Non mi pare che sia candidato Massimo Russo. Se dovesse essere candidato, mi porrei il problema. Io sono uno molto concreto, amo la politica perché è una scienza che si misura con la prova empirica. Ad oggi c'è un presidente della Regione. Quando sarà il momento di cambiare il governatore ci sarà un concorso pubblico. Noi pensiamo che sarà poi il popolo attraverso le primarie a decidere il candidato. Insomma, ci sarà una selezione con delle regole”.

Guardando a Palermo, come potrebbe reggere un'alleanza allargata dalla sinistra a Fli, passando per i movimenti e la società civile?
“La società civile al momento in cui si presenta alle elezioni è società della politica. Conosco volti noti della cosiddetta società civile da venticinque, trent'anni, che sono i professionisti della società civile. I partiti sono espressione della società. Quando ci si presenta alle elezioni si entra a fare parte della società della democrazia politica, cioè della rappresentanza. Non conosco nessuno della società civile, conosco cittadini portatori di opinioni”.

Tralasciando il tema della società civile, resta il nodo di un'alleanza così larga. Come farla funzionare?
“Il Pd ha l'ambizione di costruire uno schieramento largo, ma i matrimoni, si sa, si fanno in due. Se uno dei due dice di no, il matrimonio non si fa. Noi ci poniamo l'obiettivo di costruire un'alleanza larga, anche perché l'alleanza larga è oggi più che mai necessaria perché è finito il berlusconismo e non possiamo ripetere gli errori di vent'anni fa, quando di fronte alla fine della Prima Repubblica, una certa supponenza delle allora forze progressiste, finì col consegnare l'Italia a una canzoncina che prese milioni di voti. Siccome io questo film l'ho già visto e l'ho già vissuto, so dove ci porta questa storiella dei duri e puri: alla rovinosa sconfitta delle forze progressiste, di quelle che io continuo a considerare le forze migliori della politica. Per questo la nostra è una proposta inclusiva. Se ci saranno altre proposte, le valuteremo tutte assieme e se non saremo d'accordo... in democrazia, alla fine della fiera, ci si misura col consenso”.


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