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Quel 21 luglio

Il giorno delle aquile

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marcello puglisi, mario bignone, Cronaca
Ricordiamo con uno strappo nel cuore Mario Bignone, non solo perché era uno splendido "sbirro". Perché era un vero uomo. L'avrò visto tre o quattro volte, sempre colpito dalla mitezza del suo sguardo. Un poliziotto che conosceva e praticava la necessaria durezza con il cesello di un bisturi. Una persona che non metteva mai da parte la gentilezza. Non lo spaventava la semina della cortesia. Mario Bignone non rinunciò mai a un essere una creatura buona, col senso dell'umorismo.

C
ome ha affrontato la morte Mario? Non lo so. Se ha ceduto alla disperazione, se è riuscito a strapparle un sorriso... Non lo so, no. La fine ci cambia e stravolge i propositi, i lineamenti. Non importa. Se penso a Mario, penso a un ragazzo in volo a dorso di un'aquila, sulla strada della sua rinascita. Ho presente i suoi grandi successi di poliziotto. Tengo con me la leggerezza della sua anima.

Il 21 luglio scorso fu il giorno delle aquile. Morì anche mio fratello Marcello. Il calore del mio direttore, dei miei colleghi e amici mi ha aiutato. Non scorderò mai l'amore dei lettori. Grazie a voi, quando mi affaccio, non guardo in basso. Guardo in alto, controsole. Cerco il becco di un'aquila.


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