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La storia

Via D'Amelio, ecco Fabrizio
salvato dalla cicogna

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borsellino, via d'amelio, Cronaca
Il diciannove luglio del 1992, Fabrizio Lanza era un sogno nel grembo di sua madre. Rosaria Casarubea aspettava la cicogna come una principessa che nelle favole attende di smagliare la trama di un maleficio. Altre volte un bambino in divenire si era appena accostato alla soglia della vita, senza attraversarla, senza passare oltre la felicità di un pancione fiorito, nella primavera del nono mese. Rosaria stava a letto, immobile, per non dare alibi al destino. Abitava in via D’Amelio, in faccia alla casa dei Borsellino. Vegliava la sua gravidanza con premura e apprensione. In quella domenica di estate, fu afferrata da un’improvvisa necessità di sole e di gente. Disse a suo marito: “Andiamo al villino a Carini”. “Sei sicura?”. “Sì”. Poi ci fu il dispetto del costume che non si trovava. E Rosaria cambiò idea per rabbia: “Non si va da nessuna parte”. Il sole la prese più forte. Moglie e marito, infine, aprirono la porta e si incolonnarono sulla strada del mare.
Erano sotto un pergolato, quando cominciarono a piombare le prime telefonate di panico. Le voci ripetevano l’identica domanda: “Siete a casa? Siete in via D’Amelio?”. “Perché che è successo?”. “C’è stato un attentato, hanno ammazzato Paolo Borsellino. Voi state bene?”. Rosaria, suo marito e il figlio in grembo tornarono di schianto. Una devastazione libanese. Macchie di sangue altissime sul muro. Il piccolo appartamento sventrato dalla forza omicida del tritolo. La camera da letto disintegrata.
Oggi Fabrizio Lanza è un bel ragazzo con gli occhi azzurri. Il diciannove luglio del 1992 era un sogno nel pancione di sua madre.  La racconta a tutti la tragica storia di via D’Amelio che è anche la sua storia di diversamente sopravvissuto. La raccontano, madre e figlio con occhi luminosi, sempre in via D'Amelio, alla fine di un trasloco, solo un po' più in là. La raccontano, tra un bicchiere di frizzantino è un'oliva greca,  agli amici che ascoltano la favola di Fabrizio salvato dalla cicogna. "Ah - mormorano - il villino e il sole ci hanno salvato".
Forse la sorte ricompensa ad alcuni lo strazio imposto ad altri, senza criterio, o seguendo un filo rosso che non vediamo. E se non credi a ogni dettaglio, Fabrizio ti mostra una fotografia scattata da suo padre poco dopo la strage. Interno palermitano dissolto.  C’è la disfatta protezione di lenzuola che accoglieva sua madre Rosaria in dolce attesa. Se lei non avesse avuto l’ispirazione di alzarsi, la cicogna sarebbe passata oltre pure quella domenica per lasciare entrare l'abisso dalla finestra. Nella foto si vede il letto sconvolto, pieno di schegge grosse e calcinacci pesanti. E’ un’immagine di morte e distruzione. Ma se tendi bene l’orecchio, c’è un battito di ali nell'ombra.


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