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L'uso politico di un personaggio dubbio

La Ciancimineide

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, Cronaca
(R.P.) Cosa ci insegna la Ciancimineide? E qui urge aprire una parentesi. Per abbreviare, noi giornalisti comunichiamo orribilmente per slogan e titoli. Gli agenti di scorta sono “Gli angeli custodi”, gli oppositori del racket sono “I ragazzi di Addiopizzo, Marisa Grasso è “La vedova Raciti”, le celebrazioni in occasione delle stragi sono rispettivamente “La Falconeide” e “La Borsellineide”. Dunque, l’epopea di Massimo Ciancimino e dei miti politico-mafiogeni discesi da Vito, suo padre, compongono il quadro rosso cupo della Ciancimineide. Così ci capiamo.

Abbiamo imparato qualcosa dai due “fogliettoni” che riassumono l’inclinazione popolare schizofrenica della medesima vicenda? Riassumiamoli. Massimo Ciancimino icona dell’antimafia, nato per riscattare un cognome sepolto giustamente dall’obbrobrio. Venuto in mezzo a noi a saldare la crepa e pagare il debito. Sdoganato dalle riflessioni pubbliche dei magistrati, dal sorriso di Salvatore Borsellino. L’araldo luminoso di un cambiamento possibile. Oppure. Lato B. Massimo Ciancimino l’impostore, l’infiltrato. Il cavallo di Troia che penetra nelle mura della fortezza della legalità per fare il nido e depositare le sue uova avvelenate. Il puparo, colui che tira i fili col suo ghigno nervoso. Il regista, l’attore e lo sceneggiatore di un atto unico con un lieto fine perfetto per lui: la salvezza dei soldi.

Ci siamo schierati, spesso senza conoscere le carte e il merito. Per alcuni Ciancimino è il nesso mancante, l’anello diabolico lanciato nel magma della storia, per svelare l’accordo, la trattativa tra i buoni e i cattivi. Per altri è una bomba ad orologeria della solita magistratura complottarda, al netto del consueto Berlusconi. Ci sono lettori che hanno acquisito un orientamento dopo paziente studio e faticosa riflessione. Ci sono pure quelli desiderosi di piazzarsi da un lato del campo, piuttosto che nel suo corrispettivo opposto, già al primo sillabare del figlio di don Vito. Accusiamo al politica interessata, la magistratura politicizzata al cui cospetto svolazziamo immacolati con le alucce da cherubino appese alla schiena. E dovremmo ammetterlo, invece: i più politicizzati e interessati siamo noi, che ci riteniamo al di sotto di ogni sospetto.

Noi siamo i partigiani accesi di ira nei confronti dei contraddittori. Noi soffriamo di un grave disturbo partitocratico e bipolare che ci impedisce di vedere i segmenti di ragione dei sostenitori di tesi avverse. Noi avvertiamo la necessità di prendere a prestito ogni feticcio mediatico per suggellare un patto antico e sempre nuovo di divisione. Massimo Ciancimino è servito allo scopo.

La Ciancimineide è uno specchio terso. Ci si leggono dentro le contraddizioni della nostra epoca. Mito o mostro, non si scappa. Alfiere diretto o a rovescio di questa o quella tesi. Sarà un filino colpa nostra, perché la buttiamo eternamente in politica?


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