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Il commento

Se non è una fuga questa...

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Che la politica si riduca spesso e volentieri all'arte di rigirare la frittata a proprio piacimento non è novità. Che persino la più sonora batosta, nel gioco delle parti del Palazzo, si possa commentare come un pareggio o una quasi vittoria, non stupisce. Ciò malgrado, pur mettendo nel conto tutte le possibili e immaginabili arrampicate sugli specchi da parte di maggioranza e governo degne del più esperto free climber, è difficile, se non impossibile, negare che quella che si è consumata oggi all'Ars assomiglia molto a una fuga. Di fronte all'insidia del voto segreto, la variopinta coalizione che sostiene Raffaele Lombardo ha deciso di schivare il voto sulla mozione di censura a Massimo Russo, aggrappandosi a un (legittimo) cavillo, che ha permesso all'Aula di non pronunciarsi.

In una Sala d'Ercole in cui i rapporti di forza tra maggioranza e opposizione sono di due a uno, un tatticismo di questo tipo sembra avere tutto il sapore del panico. La maggioranza sostiene che non era questo il tempo per mettere in discussione l'assessore della riforma. Punto di vista rispettabile, se non fosse che c'era un modo assai efficace di spazzar via ogni messa in discussione dell'operato dell'ex pm scelto da Lombardo per correggere la rotta della Sanità isolana, ossia votare quella mozione e seppellirla sotto una valanga di voti di sostegno all'assessore. S'è scelta un'altra strada, quella del tatticismo e del ricorso, non privo di una certa spregiudicatezza, all'applicazione pedissequa del regolamento.

Sotterfugi a cui normalmente, in altri parlamenti, ricorre l'opposizione, per compensare la propria debolezza numerica. In altri parlamenti, ma non all'Ars. La stessa Ars che solo pochi giorni fa, con un'altra decisione ai confini della realtà, si era espressa a voto segreto per salvare la poltrona del deputato Catalano. Un Palazzo rinchiuso in se stesso, prigioniero di logiche imperscrutabili, una sorta di avamposto immerso in una dimensione inafferrabile, come la fortezza del Deserto dei Tartari, infinitamente distante dalla Sicilia reale.


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