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La difesa del senatore D'Alì

"Nessuna frequentazione
con l'imprenditore mafioso"

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d'alì, Cronaca
"Tommaso Coppola (l'imprenditore di Valderice condannato per mafia, ndr) non frequentava la mia segreteria; è venuto in un paio di occasioni assieme ad altri imprenditori per parlare di progetti in campo turistico". Lo ha detto il senatore
Antonio D'Alì, deponendo come indagato di reato connesso dinanzi al Tribunale di Trapani, nell'ambito del processo Cosa Nostra Resort, che vede imputato, tra gli altri, lo stesso Coppola (intestazione fittizia di beni) e il sindaco di Valderice, Camillo Iovino, per favoreggiamento. D'Alì, rispondendo alle domande del pm Andrea Tarondo, ha detto di non essersi mai interessato di appalti e forniture, ma di essersi prodigato, "a livello globale per favorire la concessione di finanziamenti pubblici".

Secondo i magistrati, dal carcere, Tommaso Coppola, avrebbe chiesto al nipote Onofrio Fiordimondo di parlare con Iovino e di chiedere l'intervento del prefetto dell'epoca, Giovanni Finazzo, affinché la sua azienda continuasse a fornire materia prima alla "Calcestruzzi Ericina", confiscata al boss Vincenzo Virga e in gestione commissariale. D'alì avrebbe fatto da tramite tra Iovino ed il prefetto. Circostanza esclusa dal parlamentare che ha puntualizzato di avere avuto con Finazzo soltanto "rapporti istituzionali". Rispondendo sempre al pm, D'Alì ha detto di non aver mai incontrato né Virga né Francesco Pace (condannato anche in appello perché ritenuto l'attuale capomafia di Trapani) e di aver conosciuto Vincenzo Mannina (imprenditore condannato per mafia) soltanto perché lo ha incontrato presso Confindustria.


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