Live Sicilia

Il concerto di Allevi a Palermo

La musica che ti porta a casa


Alla seconda nota del pianoforte, in una sera di luglio, dalle lontananze celesti che lo proteggono, mio padre è tornato su questa terra, paracadutato dalla musica di Giovanni Allevi. Proprio come lo ricordo io, come lo vedevo con i miei occhi di figlio e bambino. In cammino tra gli scogli di Aci Castello nel mare della mia infanzia. Ho pensato a un'allucinazione, incrociando il defunto sorriso paterno. Potenza della Coca Cola e delle sue frizzanti suggestioni? No, è che l'armonia di Giovanni Allevi è così. Ti riporta a casa nelle tue ore migliori. Eravamo sempre al Country di Palermo, sede di un apprezzatissimo concerto del riccioluto artista. Contemporaneamente, io ero in viaggio nella decalcomania dei miei trascorsi felici. E- a giudicare dalle facce dei miei vicini di carlinga - la partenza era collettiva. Un decollo di massa. Ognuno con gli altri e solo, nel grembo materno di una splendente contentezza.

Come posso spiegarlo meglio? La musica che abbiamo ascoltato in una sera di luglio, è affettuosa e familiare. Accarezza zone segrete, svelando panorami, volti, penombre, nascosti nella dimenticanza. Io ho ritrovato mio padre. C'è chi avrà incontrato un'amata zia o il suo inseparabile cane. Tutti noi, in questa sera di luglio, ci siamo ricongiunti con un amore tronco. Tutti hanno riannodato un filo spezzato. E dobbiamo ringraziare i riccioli di Allevi e le sue dita.

Dicono che le sue composizioni siano facili. Acqua fresca, dicono. Invece sono difficilissime. Dietro un'apparente linearità celano un battito lieve che si coglie aguzzando lo spirito, temperando la matita sensibile e interiore. Ti devi mettere ad auscultare il respiro delle foglie, altrimenti il nucleo e il fiato ti sfuggono. E Giovanni Allevi diventa, che spreco, una gradevole nenia d'accompagnamento per traversate autostradali particolarmente seccanti. Ma se sai scavare in profondità, ti accorgi subito che si tratta di musica nuova. Diverso perfino il modo di suonarla, senza baricentro, senza peso, con una leggerezza che somiglia a un fiume terso di foce ignota. Il prodigio è una vibrazione che sfugge al tran tran meccanico del polpastrello che preme un tasto. Non è Allevi che suona il pianoforte. E' il pianoforte che suona Allevi.

Certo, siamo edotti circa il dibatittito massimalista: quella capigliatura appartiene a un grande o a un imbroglione? Tipica disquisizione da baretti di provincia senza mezze misure. Tentato dalla diatriba sul limitare di un'osteria, scriverei: è un grande, maledicendo i nemici della felice facilità. Ma mio padre mi sorride ancora tra gli scogli, sfumando con la sera di luglio tra gelsomini da lungomare, ascaretti e ultimi sorsi di luce. Perciò non mi va di polemizzare. Mi resta appena un dubbio geografico legato all'apparizione.  Forse era Aci Castello. Forse, chissà, il paradiso.


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