Live Sicilia

Il caso di Davide Russo

Dacci oggi la nostra sanità


, Cronaca
Una questione di salute. Uno si cautela e chiede notizie ai medici. I sintomi non passano. Altri medici. E non medicastri: specialisti a quattro stelle. Risultato? Ognuno fornisce una diagnosi diversa, dopo profumata parcella. Ognuno offre una terapia differente. E il disturbo non passa. Siccome non sei milionario, decidi di conviverci e incroci le dita. In Sicilia (e immaginiamo altrove) esiste un problema serio di preparazione e competenza dei camici bianchi. Ci sono quelli bravi. Ma i meno bravi risaltano. E sovente fanno danno. E' scomparsa la figura del dottore sapiente che sapeva come e dove mettere le mani. Sono tutti specializzatissimi. O gli porti il dato oggettivo e li conduci mano manina, o è quasi impossibile risalire lungo la strada impervia della verità clinica. Al massimo, ti dicono cosa non hai. Piccole trame di vita forse più comuni di ciò che non si creda. La prima urgenza della sanità siciliana è la riqualificazione urgente del personale, la sostituzione dei primari incapaci, nominati dalla politica, il controllo delle azioni e del livello di decenza nei pronto soccorsi in corsia. La classe dei dottori protesta contro la riforma Russo con ragioni che non ci appaiono peregrine. Eppure dovrebbe compiere lo sforzo di essere meno autoreferenziale e più umile. Cari professori, tornate sui banchi.

La vicenda di Davide Russo anticipa le porcate del federalismo e conferma un elemento radicato. La nostra sanità è ormai privata. Chi scuce, accede alle prestazioni subito. Gli altri si accomodino in fila e per piacere non spingete. La sanità pubblica va bene, quando va bene, per i controlli di routine. Purtroppo, il nostro sistema è americano nei costi, non nella qualità. E' vero - come spiega un caro amico e valentissimo dottore - che il medico non può assicurare il risultato. E lui (il mio amico) ci prova senza requie. Appunto, uno dovrebbe provarci. I nostri men in white hanno immancabilmente la coscienza pulita a riguardo?
Abbiamo l'impressione che il malato sia la comparsa del sistema sanitario, non il protagonista. Interessano di più la sua patologia, distaccata dal resto, e i suoi soldi. Il paziente è una figura di ripiego. Un animale da macello o un sintomo da cesellare con i guanti bianchi, senza guizzi di compenetrazione.  Ecco perché le nostre strutture pubbliche o private sono luoghi in cui è complicato guarire ed è difficilissimo essere trattati con la necessaria umanità.


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