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La Formazione

Nessuno sia lasciato solo

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formazione, speciale formazione, Politica
In un memorabile discorso americano, Mario Cuomo disse: "La differenza tra democratici e repubblicani è sempre stata misurata in coraggio e fiducia. I repubblicani ritengono che la carovana non ce la farà a raggiungere la frontiera, se i deboli e i vecchi non saranno lasciati lungo la strada.  Noi democratici crediamo che possiamo fare tutta la strada insieme".
Oggi misuriamo la nostra società col metro della forza e dell'efficienza. Anzi, crediamo che sia così. Perché dietro il manifesto della nostra brutale giustizia si annidano il privilegio e la bustarella. Alla frontiera arrivano sani e salvi solo i carovanieri con un ricco conto in banca e gli agganci giusti. Non sappiamo nemmeno immaginare una severa meritocrazia di frontiera. Concepiamo l'importanza esclusiva dell'appartenenza. E i poveri? Stanno sempre più in basso. Si combattono. I disperati della Formazione odiano i "raccomandati" della Gesip per un sussidio che servirà a prolungare l'agonia. Palermo odia la Gesip, oltre ogni ragionevole considerazione. La Sicilia odia la Formazione, avvelenata da una falsa vulgata che dipinge tutti i dipendenti di quel settore alla stregua di faccendieri. Sono stati segnalati da qualcuno? E' un costume diffuso nella nostra terra. E' la leva di comando della politica di destra e sinistra. Tuttavia, non si può pensare che mettere sul lastrico famiglie e persone sia un mero effetto collaterale. E chi non ha mai ricevuto almeno un calcetto  nelle terga, scagli la prima pietra.

L'abbiamo scritto e lo ripetiamo: il governo Lombardo è un fallimento. Il presidente della Regione ritiene che il suo reganismo in salsa riformista coincida con la strada maestra della rinascita. E, nella sua opera di demolizione, è spalleggiato da un Pd, in versione neo-repubblicana, che ha rinnegato la sua tradizione antica di voce degli ultimi e dei più deboli. C'è una Sicilia in ginocchio. C'è un'amministrazione che sta procedendo col machete, lasciandosi troppi cadaveri alle spalle. C'è questa strana idea: tagliare, tagliare, tagliare. Qualcosa resterà. E quando un tagliaboschi viene beccato con la motosega in mano sa solo allargare le braccia e tirare fuori l'alibi: che altro potevo fare? Allora a che serve questa politica imbavagliata e ostaggio delle contingenze? A che valgono le elezioni? Per distruggere e risparmiare, basterebbe un qualsiasi ragioniere da ipermercato, non c'è bisogno di un presidente, né di una giunta. La politica dovrebbe essere capacità di raggiungere il risultato senza spargimenti di sangue, non la variabile modalità tecnica di un'esecuzione annunciata. La politica che vogliamo dovrebbe saper condurre l'intera carovana a un approdo più tranquillo. Ma qui siamo in Sicilia. Cuomo non c'è. E l'America, come scrisse Lucio Dalla, è lontana. Dall'altra parte della luna.


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