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Il processo

Abusi su minori, condannato a sette anni

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abusi su minori, condanna, processo, sette anni, Cronaca
Lui le preferiva tra i 9 e gli 11 anni, secondo le accuse. Quando le bambine arrivavano nella sua sala giochi di Partinico, le convinceva ad entrare nella saletta privata con il tavolo da biliardo, adibita ad ufficio,  promettendo loro gettoni per i videogames.  Questo almeno è quello che racconta la sentenza pronunciata questa mattina dalla quinta sezione penale del Tribunale di Palermo, che ha condannato
Salvatore Bonfardeci, 72 anni di Partinico, a 7 anni di reclusione per abuso e molestie sessuali su minori, una pena superiore anche alle richieste del pm Marco Verzera avanzate nel corso della requisitoria.

L’uomo avrebbe continuato ad agire indisturbato se una delle vittime 9 anni, nel 2003 non avesse raccontato tutto alla mamma che non perse tempo a presentare denuncia ai carabinieri,  accusando Bonfardeci di aver rivolto avances alla figlia.  Partono le indagini coordinate inizialmente dal pubblico ministero Claudia Caramanno, passate successivamente al pm Alessia Sinatra Sinatra, le intercettazioni audiovisive permettono di accertare all’interno dei locali della sala giochi, un sospetto via vai di ragazzine dall’età di 10  - 11 anni avvenuto sempre nel primissimo pomeriggio, intorno alle 14. Alle udienze del processo intanto la vittima chiama in causa un’altra coetanea, anche lei - secondo le accuse - vittima dell’anziano proprietario. In aula però smentisce tutto, ammettendo unicamente alcuni tentativi di abusi. Sarà l’intervento di una psicologa a smentire la ragazza, ritenendola, in base allo svolgimento dell’audizione, alle parole pronunciate e al tono della voce, vittima di violenza sessuale e atti di libidine.

Dopo un silenzio durato ben 8 anni, finalmente il 7 febbraio 2011 arriva una svolta: alla domande della pubblica accusa, la seconda ragazza ormai diciannovenne crolla in un pianto liberatorio e ammette di essere stata stuprata più volte, rivelando inoltre un disperato e goffo tentativo di corruzione da parte di Bonfardeci, che approfittando della grave condizione economica in cui versava la famiglia (entrambi i genitori disoccupati), avrebbe provato a comprare il silenzio in tribunale e la rinunzia a costituirsi parte civile, offrendole la somma di 20 euro settimanali, fino a promettere 3mila euro nelle settimane precedenti la deposizione. Sarebbe questa l’aggravante che avrebbe spinto il collegio ad infliggere all’imputato un anno in più rispetto ai 6 richiesti dal pm Verzera. Soddisfatte della sentenza le parti civili rappresentate dagli avvocati Antonino Scianna e Salvatore Causarano, meno il legale di Bonfardeci, avvocato Nicola De Gaetano che ne aveva chiesto l’assoluzione con la formula “Perché il fatto non sussiste”.


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