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Intervista a Francesco Musotto (Mpa)

"Con Alfano un nuovo Pdl? Vedremo...
Avanti col Pd, aspettando Micciché"

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angelino alfano, Francesco Musotto, Politica
Nel 1994, l'anno in cui apparve il video della “discesa in campo” di Berlusconi, ricordato oggi da Angelino Alfano come “spinta” al proprio impegno politico, Francesco Musotto divenne presidente della Provincia di Palermo tra le fila di Forza Italia, che contribuì a fondare nell'Isola, dopo i trascorsi tra i socialisti. Oggi, dopo le esperienze a Palazzo Comitini, a Bruxelles e a Sala d'Ercole il capogruppo dell'Mpa dice di guardare alla fresca nomina del guardasigilli a segretario politico del Pdl “con attenzione. Ma nemmeno troppa”.

Che significa Alfano segretario politico del Pdl?
“Significa che il partito ha fatto una scelta giusta. Alfano è bravo, adeguato al ruolo. Lo conosco da molto tempo. Ricordo che lo designammo segretario provinciale di Forza Italia all'unanimità. Ha tutti i numeri per fare bene”.

Quello che in tanti si chiedono già da un po' di tempo: siamo entrati nel post-Berlusconi?
“Non ancora. Sarà lo stesso premier a decidere quando sarà il momento di farsi da parte”.

Alfano ha aperto ai moderati. Si rivolgeva anche a voi?
“Credo di sì. Ma la situazione è complessa. Il livello nazionale è una cosa, quello locale un'altra. Ci sono problemi diversi”.

Già. Non andate molto d'accordo, ad esempio, con gli esponenti del Pdl all'Ars.
“Non è così. Noi non abbiamo mai avuto preclusioni verso nessuno. Certo, spesso abbiamo subito, da parte del Pdl siciliano, attacchi immotivati”.

Beh, è il gioco delle parti. O no?
“Forse sì. Certo, un dato è evidente: negli ultimi tempi tutte le leggi all'Ars vengono approvate all'unanimità”.

Lei è stato tra gli esponenti siciliani più influenti in Forza Italia. Ci spiega il significato della nomina di Alfano?
“Credo sia ancora presto per dirlo. Certo, quando io me ne andai dal Pdl (nel 2008, ndr) c'erano molte cose che non funzionavano. La classe dirigente non esisteva”.

E se Alfano rappresentasse la discontinuità, se aprisse una pagina nuova anche nella selezione della classe dirigente del Pdl, voi vi siedereste di nuovo attorno a un tavolo?
“Andiamoci piano. Noi, intanto, non possiamo disconoscere il rapporto proficuo avuto finora col Pd. Oggi. Domani, vedremo. Se Alfano mettesse in atto un atteggiamento nuovo...”

Quindi non esclude una riapertura al centrodestra?
“Si tratta di discorsi prematuri. Il Pdl dimostri di cambiare, poi vedremo”.

Intanto, però, va avanti il progetto di alleanza col Pd.
“Appunto. Noi, oggi, siamo un treno in corsa. Ci sono anche le esigenze di un governo che deve completare le riforme, che deve lavorare. Mica ci possiamo fermare per aspettare di capire cosa fa il Pdl. Noi intanto andiamo avanti così. Anzi, potremmo anche allargarci”.

A cosa si riferisce?
“Gianfranco Micciché è andato via dal Pdl. È un segnale politico molto rilevante. Se si decide di centrare l'azione amministrativa e politica sul principio dell'autonomia e dell'identità, allora possiamo anche aprire a Forza del Sud”.

Non crede che, qualora Alfano desse segnali chiari di discontinuità, allora potrebbero crearsi turbolenze nel Nuovo polo? Magari anche legate a un'alleanza col Pd della quale non tutti si sono certamente detti entusiasti?
“Assolutamente no. Lo dico con certezza assoluta”.

Si riferisce a tutti le forze poltiche del Nuovo Polo?
“Guardi, per quanto riguarda l'Udc posso mettere la mano sul fuoco...”

Per quanto riguarda Fli?
“Fli ha una storia più travagliata, è un mondo diverso. Ma i dirigenti siciliani del partito sono persone intelligenti e aperte...”.

Insomma, oggi è così. Domani vediamo.
“Io direi di pensare a oggi e basta. Andiamo avanti senza titubanze. Guardiamo al Pdl e ai suoi cambiamenti con attenzione. Ma non più di tanto”.


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