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Le nomine erano legittime

Dirigenti esterni, la Consulta
dà ragione a Lombardo


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Consulta, dirigenti esterni, raffaele lombardo, regione, sicilia, Cronaca
La Corte Costituzionale dà ragione al governo regionale e respinge il conflitto di attribuzione sollevato dal Consiglio dei ministri sul caso della nomina, da parte del presidente Raffaele Lombardo, di nove dirigenti esterni.
La vicenda riguarda gli incarichi affidati, tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010, a Nicola Vernuccio, Patrizia Monterosso, Salvatore Barbagallo, Rino Lo Nigro, Gian Maria Sparma, Rossana Interlandi, Maurizio Guizzardi, Mario Zappia e Romeo Palma. La presidenza del Consiglio dei ministri aveva “bacchettato” la Regione per essersi spinta molto al di là del 10% di esterni disciplinato da una legge nazionale, impugnando così le delibere di nomina. L'esecutivo siciliano, però, s'era attenuto alla legge 10 del 2000, che prevede nel limite del 30% la compagine di “esterni”. Insomma, quale dei due limiti bisognava considerare, quello nazionale o quello regionale?
La Corte costituzionale ha deciso, ritenendo inammissibile il conflitto di attribuzione sollevato dal Consiglio dei ministri, in quanto “le delibere impugnate sono riferibili all’organizzazione degli uffici regionali, materia di competenza legislativa esclusiva regionale”. Insomma, il ricorso è inammissibile perché lo Stato centrale non può mettere il naso nelle vicende che sono di esclusiva competenza regionale.

Si ricorderà che di quei nove dirigenti generali, ne restarono in carica solo tre (Palma, Guizzardi e Barbagallo), dopo una serie di relazioni incrociate su titoli e requisiti. E la sentenza potrebbe avere effetti immediati anche su un altro caso, più recente. Si tratta del ricorso sollevato da Salvatore Cocina nei confronti delle nomina degli altri tre direttori esterni: Ludovico Albert, Gianluca Galati e Marco Antonio Romano.

"La sentenza della Corte Costituzionale – ha commentato il presidente della Regione Raffaele Lombardo - corrobora le prerogative del nostro Statuto, rinforza e rinsalda i principi dell'Autonomia. Le parole degli 'ermellini' – aggiunge - chiariscono senza alcun dubbio quali siano gli ambiti di intervento dei principi autonomistici, ricordando allo Stato quanto sia importante e non alienabile, in termini 'oggettivi', la nostra competenza anche in una materia così delicata come è quella di determinare i vertici operativi dell'amministrazione".


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