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L'intervista al commissario dello Stato

"Servono soluzioni condivise"


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carmelo aronica, commissario dello stato, Politica
La tentazione è quella di cominciare con una domanda a bruciapelo: commissario, ‘sto bilancio passa o non passa? Poi, però, una volta accolti nella sua stanza, un po' perché conquistati dal suo sorriso bonario, un po’ per evitare di irrigidirlo, decidiamo di non farci conoscere subito. Così la prendiamo alla ‘lontana’. Del resto, sin dalle prima battute si capisce che la chiacchierata con Carmelo Aronica, siciliano di Campobello di Licata, provincia di Agrigento, 60 appena compiuti, dal 30 dicembre dello scorso anno chiamato a ricoprire l’incarico di commissario dello Stato per la Regione siciliana, sarà piacevole.

Aronica ci racconta dei suoi anni in Toscana. Una terra che deve essergli piaciuta tantissimo. Così come gli sono piaciute Viterbo e Macerata, altre città dove ha lavorato. Parliamo del suo passato. Di Firenze, di Lucca. Anzi delle mura di Lucca. E di Giacomo Puccini. Così scopriamo che il nuovo commissario dello Stato è un appassionato di lirica. E, pur parlando bene di Puccini, scopriamo anche che, nonostante il soggiorno a Lucca, il suo cuore batte più forte per Giuseppe Verdi.

La discussione sarebbe piacevole. Ma noi siano venuti a trovarlo per parlare di cose un po’ più stringenti. Il bilancio in discussione a sala d’Ercole, per esempio? Certo. Però, anche per introdurre l’argomento in modo meno brusco, facciamo un primo passaggio sull’Autonomia della Sicilia. Il commissario non si tira indietro: “L’Autonomia – dice – è una risorsa se accompagnata da responsabilità, equilibrio, capacità di scelta e progettualità”. Tutti requisiti, osserviamo, che non sembrano molto diffusi nella politica siciliana.

Il prefetto Aronica sorride. “Sa – risponde – io sono abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno. Sempre. I problemi che oggi travagliano la Sicilia sono presenti in una vasta parte del nostro Paese. A cambiare sono i tempi e i tipi di risposte”. Le risposte che la Sicilia, anzi che l’attuale governo regionale dà ai problemi sono piuttosto fantasiose. La sanità, per esempio. All’appello, facciamo notare, mancano 600 milioni di euro. Soldi che, governo nazionale permettendo, arriveranno dalle risorse Fas (con buona pace degli investimenti, visto che il Fas dovrebbe servire per le infrastrutture). Mentre per il 2012 e per il 2013, oplà, si attendono le accise, non abbiamo ancora capito se sulla produzione o sul consumo di benzine. Che pensa il commissario dello Stato di queste trovate?

“Non entro nel merito di tali questioni – osserva il prefetto Aronica -. Dico però che anche altre regioni italiane si sono misurate e si misurano ancora con problemi finanziari legati alla sanità. Anche la Toscana, nel passato, ha affrontato questi problemi. E li ha risolti”. Anche il nostro governo, ribattiamo, ha affrontato i nodi sulla sanità: ma non li ha risolti. Dal 2008 ci tormentano con il piano di rientro. Hanno tagliato di qua e di là. Per risanare, ci hanno detto. Eppure, a giudicare da quel poco che si capisce leggendo i documenti finanziari del governo, che cambiano di giorno in giorno, le spese per la sanità aumentano. Mentre il servizio pubblico sanitario non sembra brillare per grande efficienza. E non per responsabilità dei medici, ma perché le risorse non bastano mai. Forse si sarebbe dovuto tagliare altrove?

Il prefetto Aronica ascolta. Riflette. Poi precisa: “Veda, in questo momento ci troviamo nell’imminenza di una scadenza importante. In questa fase auspico, per la sanità, ma anche per altri settori, soluzioni razionali e condivise”. Il discorso scivola sulle società, sulle aziende e sugli enti riconducibili alla Regione. Un universo, facciamo notare, dove non c’è molta chiarezza. Soprattutto in materia di bilanci & assunzioni. Il prefetto Aronica ci fa notare che ormai, anche nelle società a partecipazione pubblica, c’è il blocco delle assunzioni. Che, in ogni caso, fatte salve alcune categorie, debbono essere fatte per concorso pubblico. Sarà così anche per Sicilia e Servizi, la società, partecipata dalla Regione alla quale, nonostante le ristrettezze di bilancio, si stanno destinando una sessantina di milioni di euro? Ci saranno i concorsi o i politici di turno hanno qualcuno da ‘sistemare’?

Mentre ci interroghiamo sui ‘misteri’ finanziari e patrimoniali delle società collegate alla Regione un funzionario, in modo discreto, avverte il commissario che nell’altra stanza è arrivato un assessore regionale. La ‘prova’ che il dialogo istituzionale c’è, nel rispetto della Costituzione (il ruolo del commissario dello Stato, infatti, è quello di verificare la costituzionalità delle leggi approvate dal parlamento dell’Isola).
Il tempo stringe. Dalla dura realtà torniamo alle grandi categorie della vita. ‘Viriamo’ verso le verità. Umane, naturalmente. Lo sa, diciamo che qui, ormai da anni, in materia di entrate, ci raccontano un sacco di favole? “Prego?”, ci chiede il commissario dello Stato. Così andiamo per le spicce: semplice, iscrivono in bilancio entrate fittizie. Sarà così anche quest’anno?

Il prefetto Aronica torna a sorridere. “Guardi – ci dice – da parte nostra c’è piena disponibilità alla collaborazione istituzionale. Non viviamo in una torre di cristallo. Ma tutti gli atti, questo va da sé, devono essere credibili. Poi, sa, l’essere d’accordo non è una prescrizione medica…”.


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