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Le memorie di Angelo Capodicasa

"Miiii quanto è dura governare!
(Ma Lombardo deve andare a casa)"


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, Politica
Angelo Capodicasa, ex presidente della Regione ed esponente di primo piano della mozione Bersani-Mattarella, il Pd sul governo Lombardo ha fatto retromarcia dopo la nota firmata da Bersani e Lupo?
“Perché, scusi?”.

Il segretario Lupo, giusto un giorno dopo quel comunicato, ha detto che nell'inchiesta catanese non ci sono sostanziali novità...
“Non mi pare che per Bersani sia cambiato qualcosa. La sostanza è quella: prima dell'8 maggio ci sarà una riunione con la segreteria nazionale”.

E in quella sede quale sarà la sua posizione?
“Abbiamo già illustrato con comunicati stampa la posizione della componente Bersani-Mattarella: in una situazione così difficile è giusto che si consulti la base”.

Ma è noto che nel partito in molti la pensino diversamente sul referendum...
“Qualunque cosa ognuno pensi del referendum, l'istituto è previsto dallo statuto del partito. È un diritto degli iscritti”.

Lei però in passato aveva avuto posizioni più blande sul ricorso al referendum. Ha cambiato idea?
“Io ho sempre pensato che il referendum sia l'ultima ratio. Se un gruppo dirigente ce la fa, deve fornire soluzioni politiche condivise, altrimenti... Io dico che siamo arrivati all'extrema ratio”.

C'è il rischio di una scissione nel Pd?
“Spero di no. Fin qui abbiamo mantenuto il nostro dissenso dentro al partito”.

Lei è tra quelli che ritiene che questo governo debba andare a casa?
“Io avevo ipotizzato un po' di tempo fa l'idea di un governo a tempo, che affrontasse quattro o cinque punti non rimandabili per la Regione. Non se n'è fatto niente”.

La pongo in modo più diretta: Lombardo secondo lei si deve dimettere?
“Non so che calcoli faccia Lombardo, ma con la situazione economica che abbiamo, l'azione inadeguata del governo e per di più il peso della sua inchiesta giudiziaria, secondo me dovrebbe essere il primo a prenderne atto. Non capisco come lui non se ne renda conto”.

Va bene, facciamo finta che si vada a votare. Nel suo partito in tanti guardano a Lombardo come a un alleato naturale. Lei no?
“Io distinguo i partiti dai loro leader. E ritengo che l'Mpa venga considerato come interlocutore in un'eventuale alleanza”.

La situazione giudiziaria di Lombardo è ancora tutta da definire. Ma prima di lui, tutti i presidenti della Regione degli ultimi anni, a vario titolo e per vicende fra loro molto diverse, hanno avuto problemi con la giustizia. Tutti tranne lei. Come la fa sentire questa particolare “unicità”?
“Guardi, basta comportarsi in modo lineare. Certo, dagli avvisi di garanzia alle condanne ce ne corre. Ma io non mi sento un sopravvissuto, sono uno che ha fatto le cose come si doveva”.

Ma sarà mica una coincidenza che i presidenti degli ultimi quindici anni abbiano tutti passato dei guai giudiziari, alcuni per fatti minori fino ai gravi reati per cui è stato condannato Salvatore Cuffaro? O c'è forse un problema legato alla carica?
“Quella carica è difficile, non c'è dubbio. Bisogna gestirla con un supplemento di attenzione e vigilanza e con la consapevolezza che viviamo in una terra difficile”.


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