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A Bologna, calunnia a De Gennaro

Ciancimino tra vero e falso
Fermato: "Ho tanta paura"


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, Cronaca
A scorrere le agenzie sulla vicenda di Massimo Ciancimino si ha quasi l'impressione di leggere una seconda puntata de "Il Consiglio d'Egitto" di Sciascia. Lì un abate che inventa una storia verosimile, inizialmente per lucro personale, e resta consegnato al riverbero della sua stessa impostura. Qui il dubbio che il figlio del boss Vito abbia falsificato. Come in una matrioska, oltre l'interrogativo piccolo, il più grande, la domanda avvolgente. E se le rivelazioni di Ciancimino jr, svelate fin qui, componessero la tela di una finzione, alla maniera di Sciascia?
Il pubblico, che sempre parteggia in questioni di sangue, politica e mafia, si è scagliato con veemenza sulla preda. Saranno gli stessi che l'avevano difesa a spada tratta? O c'è una ragione politica che riguarda il solito Berlusconi a separare gli uni dagli altri?

I fatti. Massimo Ciancimino é stato fermato dalla polizia a Bologna su ordine della procura di Palermo, come ha rivelato il sito di Adnkronos. E' accusato aver calunniato l'ex capo della polizia Gianni de Gennaro. Ciancimino, già condannato per riciclaggio, é testimone in diverse inchieste di mafia tra cui quella sulla presunta trattativa tra Cosa nostra e lo Stato. Avrebbe manipolato un documento sui rapporti tra mafia e politica. Si tratta di un "pizzino" che sarebbe stato "manomesso" in cui c'é il nome del direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza. E' una fotocopia di un foglio redatto da Vito Ciancimino, con un elenco di nomi di personaggi delle istituzioni che avrebbero avuto un ruolo nella cosiddetta "trattativa".

Da una perizia ordinata dalla Dda e consegnata oggi ai magistrati che conducono l'inchiesta, il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e i sostituti Nino Di Matteo e Paolo Guido, si evincerebbe che il nome di De Gennaro sarebbe stato scritto in epoca successiva alla redazione del manoscritto. Il documento inoltre sarebbe in contrasto con quanto dichiarato dallo stesso Ciancimino durante gli interrogatori resi alla procura di Palermo.

Il presunto falsificatore, parlando con i giornalisti, ha sventolato quarti di tranquillità: "Sono sereno, ho sempre dimostrato la mia buonafede, sono certo di poter chiarire tutto domani nel corso di un interrogatorio. Non ho niente da nascondere e non c'è pericolo di fuga. Ho consegnato tanti documenti. Ho sempre detto di non conoscere l'origine del materiale che fornivo alle procure". Però, in un sms a Walter Giannò di Impresapalermo, il tono è apparso assai diverso: "E' una battaglia dura e sono e sarò sempre più solo. Ho tanta paura. Ho paura di dovere dare ragione a mio padre sul fatto di potere combattere un sistema troppo grande. Mi diceva che ero un povero illuso, parlare non conviene. Se avessi taciuto su tutto, oggi non mi troverei in queste condizioni. Non conosco De Gennaro, non avrei nessun interesse a calunniarlo. Dovevo ascoltare i consigli di mio padre. Oggi saranno in tanti a gioire. Ho sempre letto i commenti cattivi su di me e nei blog".

Nel caleidoscopio degli ultimi avvenimenti, non c'è solo il caso in specie, dunque. Ricade la complessiva credibilità del personaggio. E' lui l'abate Vella del terzo millennio? Non lo sappiamo ancora. Possiamo appena dire, in generale, che la verità, talvolta, segue vie traverse e si serve di personaggi originali. Ma confermiamo quello che fu pubblicato su Livesicilia in tempi non sospetti: "Chi scrive ritiene che la svolta di Massimo, per quanto coraggiosa,  non sia sufficiente a trasformarlo in simbolo dell’antimafia, visto che questo è il tema sotterraneo, mai affrontato sul serio da una società debole e priva di riferimenti. La storia ha un peso. Offre redenzioni, ma per pudore e rispetto del sangue versato dagli onesti non autorizza capovolgimenti di significato e di fronte. Vale anche il cammino prima della via di Damasco".


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