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LA MODIFICA ALLA DELIBERA 350

Cefop, il motivo della protesta


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Il motivo scatenante la protesta dei dipendenti del Cefop e anche alcune prese di posizione dei sindacati è legato a uno dei punti di una delibera dell'ottobre del 2010. Quella delibera, in pratica, poneva le basi per la riforma del mondo della Formazione. E in qualche modo preparava il campo all'accordo-quadro firmato una settimana fa da Regione, sindacati (non tutti) e rappresentanti datoriali.

Nel punto 3 di quella delibera, si fissano due concetti fondamentali e al centro delle polemiche. Intanto, il cosiddetto “parametro unico”: la determinazione di un unico costo per le ore formative: 135 euro l'ora. Nella delibera, però, venivano previsti parametri differenziati per gli enti con sedi di coordinamento regionali e per gli “allievi”. L'accusa di sindacati e lavoratori è che nel parametro unico, oggi, siano state comprese anche queste voci, inizialmente differenziate da quelle delle ore formative.

Ma il punto più rovente è qualche rigo più giù. Oltre agli incentivi per la fuoriuscita volontaria o i pre-pensionamenti, infatti, tra gli strumenti per sopperire agli esuberi, era prevista la “riallocazione” del personale “attraverso l'impiego presso istituzioni scolastiche – CP – Servizi a fini sociali e a recupero educativo – servizi presso altre pubbliche amministrazioni e/o istituzioni richiedenti”.

Insomma, era previsto un reinserimento immediato nel mondo del lavoro, anche se in un altro contesto. Questo passo sarebbe scomparso dall'accordo-quadro. E oggi il governo avrebbe annunciato la volontà della modifica della delibera, da compiere in Giunta. Così, il personale in esubero finirebbe nel cosiddetto “Fondo di garanzia”. Da rimpinguare con le risorse (anche) degli enti che verranno definanziati. Un intervento comunque limitato nel tempo e dipendente dalla disponibilità di denaro nella casse regionali.

“Quello che mi chiedo – dice uno dei lavoratori del Cefop, Alfonso Picone – è come si faccia a rientrare dal Fondo di garanzia al mondo del lavoro. Si tratta chiaramente – aggiunge – dell'anticamera di un licenziamento”.


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