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Via D'Amelio

Tranchina, il suo avvocato accusa:
"Ha subito pressioni per collaborare"


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collaborazione, tranchina, Cronaca
Racconta di pressioni psicologiche subite per convincerlo a collaborare. Aggiunge di essersi auto accusato di cose mai commesse. Conferma la marcia indietro perché non ha nulla di cui pentirsi. Fabio Tranchina racconta, attraverso le parole del suo avvocato, la sua verità sul pentimento lampo. Il proposito di collaborare con i pubblici ministeri di Firenze è durato appena un giorno. In mezzo c'è la storia di un viaggio che il legale di Tranchina, l'avvocato Tommaso Scanio, definisce “un calvario”. Tranchina da ieri mattina è rinchiuso nel carcere Pagliarelli di Palermo con l'accusa di associazione mafiose e concorso nella strage di via D'Amelio. All'indagato, già condannato per mafia nel 1996 ed uscito dal carcere nel 1999, i magistrati contestano di aver partecipato all'attività preparatoria ed esecutiva della stage in cui morirono Paolo Borsellino e gli agenti di scorta. Di aver contribuito a procurare i telecomandi necessari a far brillare l'esplosivo e di avere eseguito alcuni sopralluoghi con Giuseppe Graviano sul luogo dell'attentato.

Accuse pesanti che gli sono valse due provvedimenti di fermo, firmati dalle procure di Palermo e Caltanissetta. Una parte degli avvenimenti l'avvocato Scanio dice di averla vissuta in prima persona, altri di averli appresi dal suo assistito e dalla moglie. Tutto comincia sabato 16 aprile. Così racconta il legale: “Suona il citofono. Tranchina bussa alla porta di casa sua. La moglie le apre e il marito le dice di preparagli in fretta e furia dei vestiti. Deve andare a Firenze. Accanto a lui ci sono sei agenti della Dia. L'unico che parla ha un accento toscano”. Successivamente, marito e moglie si sentono più volte al telefono fino a quando il cellulare di Tranchina non squilla più. Ed è ora che entra in gioco l'avvocato Scanio: “Sono stato contattato dalla moglie. Era preoccupata. Presentiamo una denuncia di scomparsa al commissariato di Brancaccio dove non sanno nulla del mio assistito . Gli chiediamo di informarsi anche a Firenze. Nulla. Alle 23 di sabato Tranchina si fa vivo con la moglie. Le dice di non preoccuparsi. E' a Firenze”. Due ore dopo il telefono della donna squilla di nuovo: “Il marito - continua l'avvocato – vuole incontrarla subito”. All'indomani, sono le 14 e 30 di domenica, gli agenti della Dia si presentano a casa Tranchina e avvisano la moglie che il marito ha iniziato un percorso di collaborazione con la magistratura di Firenze.

Il lunedì mattina Antonino Lupo, cognato di Tranchina, la moglie Giovanna e l'avvocato Scanio salgono su un aereo che atterra a Pisa: “Sono venuti a prenderci in due e siamo andati negli uffici della Dia del capoluogo toscano - prosegue il legale -. La moglie incontra Tranchina. Dopo alcune ore li vediamo scendere e passeggiare sul marciapiede. Si salutano. La moglie torna da noi e ci racconta una storia che ha dell'incredibile. Sabato mattina gli uomini della Dia hanno sorpreso Tranchina in un albergo di Palermo in compagnia di una donna che non è la moglie. Tranchina ha una relazione extraconiugale da un anno”. Qui il racconto dell'avvocato entra in un terreno minato: “Tranchina ha detto di avere subito delle pressioni per collaborare altrimenti la moglie avrebbe saputo tutto. Poi, in lacrime le ha chiesto di perdonarla”. Ottenuto il perdono, Tranchina non ha più motivo per collaborare. Informa gli uomini della Dia che lo lasciano libero: “Solo dopo che gli è stato fatto pagare il prezzo del biglietto aereo per il primo trasferimento da Palermo e Firenze compreso il soggiorno in albergo. Trecentocinquanta euro in tutto. A questo punto ci ha chiamato e siamo tornati tutti in aereo. Ieri, all'arrivo, abbiamo trovato gli agenti della Dia di Palermo che ci hanno notificato il decreto di fermo”.

Un decreto che si basa sulla necessità di evitare che Tranchina possa scappare. “Non comprendiamo quali siano le esigenze cautelari - conclude il legale -. A Firenze ci hanno informato che mercoledì ci sarebbe stato un interrogatorio. Volevano farlo a Firenze e abbiamo rappresentato l'opportunità, per ragioni logistiche, di farlo a Palermo. Il suo coimpprtamento è stato irreprensibile. Non si capisce perché mai i pm di Caltanissetta ci contestino di avere avere lasciato Firenze e di avere manifestato l'intenzione di rendersi irreperibile. E' paradossale credere che tutti insieme, avvocato compreso, organizziamo un piano di fuga e poi ci presentiamo in aeroporto a Palermo”. Tutto questo domani Tommaso Scanio lo dirà al gip che dovrà convalidare il fermo. Assieme a lui ci sarà un altro legale, l'avvocato Giovanni Castronovo, nominato oggi da Fabio Tranchina.


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