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Gli occhi della mafia sul resort


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Tra Catania e Siracusa duecento stanze, ventimila metri quadrati coperti da quasi 100 mila metri cubi di cemento e settanta ettari di costa sabbiosa che presto faranno da scenario a meeting di lusso, tornei di golf, mazze e palline. Il tutto in un fazzoletto di terra che dista 150 metri dal mare e altrettanti dal fiume San Leonardo. Un investimento milionario che vede in primo piano la Tecnis e la Sicilia Golf Tour ma che, stando agli atti dell'operazione Iblis, avrebbe attirato le attenzioni della cupola di Cosa Nostra.

A parlare degli interessi mafiosi su “due campi da golf, uno a Linguaglossa e uno ad Agnone Bagni, qua”, come dice Enzo Aiello intercettato, è l'edizione catanese di “S”, il magazine che guarda dentro la cronaca, che dedica sedici pagine agli approfondimenti sulla Sicilia orientale. “Tutti e due – spiega Aiello – li sta facendo un amico mio, i soci Berlucchi, quelli del vino... i campi da golf, e un amico mio che deve fare assieme ad Enzo Sciacca... con Alfio Sciacca, quello dei vivai del bivio di Lentini, devono fare questi campi da golf”. Ma Sciacca, interpellato da “S”, si difende: “Posso dire con la massima tranquillità che Franco Pesce è stato nostro cliente per un determinato periodo di tempo – dice l'imprenditore -. Siamo dispiaciuti per questa notizia, purtroppo può capitare che sconosciuti parlino di cose che non sanno”.


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