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La lettera

La morte di Vittorio Arrigoni
e i commenti indecenti a destra


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vittorio arrigoni, Cronaca
A dir la verità non avevo mai sentito parlare di Vittorio Arrigoni prima del suo rapimento e della tragica morte. Di lui leggo che era un attivista della ong “International Solidarity Movement”. Apprendo che era molto seguito soprattutto dagli ambienti della sinistra antagonista italiana di cui faceva parte. Nei primi giorni di maggio era prevista una sua visita a Palermo in particolare al centro sociale “Anomalia”. Un luogo che detesto perché simbolo dell’odio e della violenza antifascista contro noi militanti di destra. Chissà, forse anche lui condivideva o praticava l’antifascismo militante. Voglio credere che era troppo impegnato nel sostegno della causa del popolo palestinese per perdere tempo con questi stupidi e anacronistici giochi.

Vengo a sapere che Vittorio Arrigoni raccontava la vita quotidiana nella Striscia di Gaza. Una terra dimenticata dove il “democratico” Stato di Israele umilia, affama e bombarda senza che nessuno intervenga. Nonostante le tante risoluzioni Onu contro Israele, nessuna “no fly zone” viene applicata. Arrigoni era a Gaza durante l’operazione “Piombo fuso”, uno degli ultimi crimini di guerra di Israele, i cui leader politici non subiranno mai un processo di Norimberga. Vittorio faceva anche da scudo umano ai contadini e pescatori palestinesi per consentire loro di lavorare per sopravvivere.

Leggo che Arrigoni è stato ammazzato da un sedicente gruppo salafita legato ad Al Qaida. Che senso ha avuto per un “militante islamico” uccidere un italiano che diffondeva in occidente le notizie, oscurate dai media, sul massacro del popolo palestinese? A beneficiare della morte di Arrigoni è unicamente Israele che da tempo lo aveva collocato nella sua lista nera. Chissà se i “galantuomini” del Mossad conoscevano questi famosi terroristi islamici. Forse non sapremo mai la verità su questo strano omicidio.

Le idee politiche sicuramente ci dividevano. Lui, ad esempio, diceva che non esistono bandiere o confini. È vero siamo tutti umani, ma esseri umani con una propria patria che ha dei confini precisi e una bandiera, simbolo di una identità reale e profonda. Forse senza saperlo, Vittorio Arrigoni difendeva il sacrosanto diritto del popolo palestinese ad avere una propria patria dove vivere in pace. Un diritto alla terra che, secondo me, appartiene ad ogni popolo.

Provo sdegno per l’articolo in prima pagina de “Il Giornale” ed i tanti commenti infamanti su Arrigoni. Avrei tutto il diritto su sputtanare questo comunista, falso pacifista, “amico dei terroristi” etc. Ma significherebbe comportarmi esattamente come gli antifascisti fanno con noi, sputando veleno secondo schemi beceri. Voglio invece provare a trovare i punti di contatto che ci permettono di “restare umani”, una faticosa ricerca di un comune sentire, sempre che esista. Non riesco a frenare la mia profonda stima per Vittorio, per quello che faceva per i palestinesi.

Odiava Israele? Io dico che amava la verità che pochi hanno il coraggio di dire: Israele non è uno stato più civile di quelli che in questi anni abbiamo bombardato per motivi “umanitari”. Israele si macchia quotidianamente di crimini inauditi e impuniti per il solo fatto di avere la protezione dei boss a stelle e strisce. Un popolo e uno Stato, quello israeliano, che nessuno può criticare per via dell’orrendo genocidio subito durante la seconda guerra mondiale. Chi critica Israele e la sua politica è automaticamente un pericoloso antisemita. Una teoria ridicola e inaccettabile.

Forse, da romantico visionario, sto sbagliando a giudicare così un ragazzo che neanche conoscevo e che forse mi avrebbe odiato per la mia appartenenza politica. Ma, ribadisco, non riesco a nascondere la mia simpatia per Vittorio, questo “folle” che difendeva gli ultimi e sognava, come me e come tanti, la Palestina libera.

Credo che in queste ore tutti i popoli oppressi, e quanti si battono in qualche modo per essi, piangono l’assassinio di un ragazzo coraggioso. Ciao Vittorio!

Mauro La Mantia


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