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Massimo Ciancimino a Livesicilia

"Quei soldi consegnati
per ottenere agevolazioni"


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ciancimino, lapis, Cronaca
Massimo Ciancimino lei ha detto che Saverio Romano ha ricevuto soldi prelevati sul conto svizzero denominato Mignon riconducibile alla sua famiglia. Lo conferma?
"Da me no, dalle mani di Lapis sì".

Quanti?
"Trecentomila euro, ma sapevo che la cifra era complessivamente più sostanziosa".

E cioè?
"Cinquecentomila euro".

Come fa a saperlo?
"Ho elementi per ritenere che la cifra era questa".

Non può aggiungere altro?
"Veniva fuori dai conteggi che mi aveva dato il professore Lapis. Io trovavo le cifre inopportune e anche fuori tempo. Non potevano giovare ad alcun attività".

A cosa servivano i soldi? In cosa avrebbe potuto aiutarvi l'onorevole Romano?
"Più che a Romano i soldi era indirizzati a tutto il suo gruppo politico che aveva agevolato concessioni e altri tipi di favori. So che i soldi erano dovuti e non so altro".

Scusi lei pagava e non sapeva perché?
"Erano soldi in quota Lapis, non miei. Quando si parlava dei soldi da dare ai politici Lapis usava sempre la parola “noi” per riferirsi all'impresa. Ci si tassava tutti per queste cose. Pagavo io, Ezio Brancato, e Lapis che aveva promesso il pagamento di un tot di soldi".

Quando parla di tot di soldi si riferisce a quelli che lei, parlando con Lapis, senza sapere di essere intercettato, definiva gli “obblighi dopo la vendita del gas”.
"Sì".

Nel corso di una conversazione intercettata nel 2004 lei diceva a Lapis: "Ma 300 mila euro per Romano non sono troppi?". E il professore rispondeva: "No, una parte sono per il presidente". Il presidente è Cuffaro. Conferma anche questo?
"Sì".

Anche l'onorevole Carlo Vizzini, secondo il suo racconto avrebbe, avuto interessi nell'affare del gas quale socio occulto di suo padre.
"Escludo che Vizzini avesse dei rapporti con mio padre. Mio padre lo considerava una persona addirittura ostile. Diceva che era sbirro. Era Lapis ad avere rapporti con Vizzini. Mio padre non poteva sindacare. Lui si occupava dei rapporti con Bernardo Provenzano. Non certo con i politici".

Scusi, suo padre non era la mente politica dei corleonesi?
"Consideri che mio padre al momento della vendita del Gas era già morto. I rapporti all'inizio li aveva con Ezio Brancato, dopo la morte, però, si era incontrato con Lapis in modo che gli impegni presi da Brancato venissero rispettati. Lapis aveva i collegamenti con i socialdemocratici, e dunque con Vizzini".

Ci sono altre conversazioni fra lei e Lapis sui soldi pagati ai politici?
"Sì, ma mi sono state contestate e non posso dire nulla".

Romano sostiene di non avere mai parlato con lei?
"Ha ragione. Non avevo motivo di parlare con lui. Gli accordi erano stati presi da Lapis. Non mi interessava. Confermo che ho avuto con Romano, come ha detto lui, solo qualche scambio di saluti in aeroporto. In tono amichevole".

Però sa dei soldi, almeno così lei dice?
"Non conosco tutte le dazioni di denaro, sapevo però che i soldi andavano a lui. Sapevo pure che gradiva un certo taglio, da 500 euro".

E come fa a saperlo?
"Ho dato dei soldi a Lapis nel suo studio e poi me ne sono andato. Sapevo che dopo doveva arrivare Romano".

Quanti soldi ha dato a Lapis?
"Un milione e trecentomila euro".

Sono un mucchio di soldi. Immaginiamo che sia stato difficile pure trasportarli.
"Mica tanto. Consideri che due mazzette sono centomila euro. Entrano facilmente in una busta".

Una cosa non mi convince. Se Lapis aveva accesso al conto Mignon perché non li ha prelevati direttamente lui?
"Per evitare controlli".

E lei li ha prelevati personalmente?
"L'avvocato Giorgio Ghiron me li ha dati a Roma e io li ho portati a Palermo. Anzi, li ha prelevati il figlio di Ghiron che è americano e aveva più possibilità di prenderli a Roma. Il fatto è che nell'affare del gas chi ha preso soldi in contanti non ha subito nulla, io che l'ho fatto con un bonifico sono stato condannato. Mio padre me lo diceva sempre di prendere soldi in contanti".

Ci sono altre vicende che la riguardano e che coinvolgono Romano?
"Non posso rispondere".

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