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il maxiemendamento del governo

Fondi reali e fittizi:
ecco i numeri del Bilancio


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La prossima settimana, a Palazzo Reale, sede del Parlamento siciliano, tra commissione Bilancio e Aula, dovrebbe iniziare la ‘maratona’ che si dovrebbe concludere - il condizionale è d’obbligo - con l’approvazione della manovra economica proposta dal governo retto dal presidente della Regione, Raffaele Lombardo. Un ‘assaggio’ del clima che respira nei palazzi della politica isolana lo si è avuto ieri nel corso di una riunione della commissione Bilancio dell’Ars protrattasi fino a tarda sera. Come abbiamo illustrato nel nostro ‘viaggio’ tra i ‘numeri’ della manovra economica messa a punto dal governo della Regione, i conti non tornano. Così, in un modo o nell’altro, si sta cercando il modo di fare ‘quadrare il cerchio’.

Grosso modo, lo scenario è il seguente. Fino all’anno passato, in mancanza di risorse finanziarie, si ‘infilavano’ in bilancio entrate fittizie. Quest’anno, visto che di soldi ne mancano tanti, si è optato per un altro metodo: si appostano in bilancio somme che il governo nazionale dovrebbe erogare alla Sicilia. Cioè soldi non ancora disponibili. Una decisione, questa, assunta unilateralmente dal governo regionale e proprio per questo densa di incognite. Di fatto, con tale impostazione del bilancio, il governo Lombardo apre in modo piuttosto duro un ennesimo contenzioso con lo Stato.

Tirando le somme, sempre per semplificare lo scenario che si profilerà - ammesso che Sala d’Ercole approvi la manovra - nel bilancio della Regione, quest’anno, si dovrebbero ritrovare capitoli finanziati con soldi ‘veri’, ovvero con le risorse effettivamente disponibili nelle ‘casse’ dell’amministrazione regionale. E capitoli finanziati con soldi potenzialmente non disponibili, ovvero con risorse la cui disponibilità effettiva risulterà subordinata all’erogazione dei soldi da parte del governo nazionale.

Sanità - La sanità, ad esempio. Andando a spulciare tra i documenti finanziari esaminati ieri sera in commissione Bilancio, scopriamo che, per quest’anno, la compartecipazione della Regione siciliana alle spese per la sanità ammonterà a 3 miliardi e 673 milioni di euro. All’appello mancano circa 400 milioni di euro che il governo Lombardo si ‘augura’ vengano versati dallo Stato. In pratica, la Regione ha deciso di ridurre la propria compartecipazione alle spese sanitarie. Il passaggio è un po’ temerario. Già nel 2010 e nei primi mesi di quest’anno la sanità pubblica siciliana ha subito pesanti tagli (si pensi al caos nei Pronto soccorso). Se Roma dovesse non riconoscere l’ ‘autoriduzione’ decisa dal governo regionale la Sicilia si potrebbe trovare nelle condizioni di non potere assicurare i servizi sanitari essenziali.

Fas - Com’è noto, il governo regionale conta di inserire nel bilancio almeno una parte delle risorse Fas (Fondi per le aree sottoutilizzate destinate per l’85 per cento al Mezzogiorno). Su questo fronte il governo dell’Isola non ha tutti i torti perché, poco più di un anno fa, il governo nazionale aveva deciso di erogare alla Sicilia - unica Regione del Sud - le risorse Fas con apposita delibera Cipe. Questo avveniva quando ancora gli uomini di Gianfranco Miccichè facevano parte della maggioranza che regge le sorti del governo Lombardo. Poi, però, lo stesso Lombardo ha ‘imbarcato’ nel governo personaggi riconducibili al Pd. E il movimento di Miccichè (che nel frattempo da Pdl Sicilia si è trasformato in Forza del Sud) è uscito dalla giunta. Poco dopo il governo nazionale ha varato una nuova delibera Cipe con la quale, di fatto, ha vanificato la precedente delibera. Morale: niente più erogazione dei Fas alla Sicilia. Con questi soldi il governo nazionale ha annunciato una nuova riprogrammazione delle risorse per un piano per il Sud. Alla luce di uno stanziamento - da parte dello Stato - che, di fatto, è venuto meno il governo avrebbe dovuto ricondurre tutte le spese previste con le (mancate) risorse Fas tra le voci di bilancio a carico della Regione. A questa manovra si è opposto il capogruppo del Pd all’Ars, Antonello Cracolici, che non ha esitato a definire “vergognosa” la seconda delibera Cipe con la quale il governo nazionale si è ‘rimangiato’ l’impegno di erogare alla Sicilia i circa 4 miliardi di euro del Fas. Di conseguenza, il provvedimento è stato ritirato. Ciò significa che queste spese, che illustreremo di seguito per sommi capi, restano a carico delle risorse Fas. Il risultato è che, anche su questo fronte, si profila uno scontro tra Roma e la Sicilia.

Sempre per onestà di cronaca, va detto che le risorse Fas destinate a tutto il Sud non dovrebbero essere utilizzate per pagare sanità, precari, forestali e, in generale, altre spese correnti. Si tratta, al contrario, di risorse che dovrebbero essere destinate agli investimenti. In effetti, tra le cose che il governo regionale vorrebbe realizzare con queste risorse ci sono importanti infrastrutture. Per esempio, interventi nelle autostrade siciliane (14 milioni di euro); interventi per la variante di Nicosia (altri 15 milioni di euro) più altri 5 milioni di euro per lo svincolo, sempre di Nicosia; interventi per i musei e per la conservazione del patrimonio culturale (15 milioni di euro); altri interventi stradali in provincia di Enna (90 milioni di euro); interventi sulla Ragusa-Catania e sul raccordo con l’aeroporto di Comiso (52 milioni di euro); interventi per l’Agrigento-Caltanissetta (35 milioni di euro); poi interventi per l’edilizia scolastica (53 milioni di euro); interventi per l’irrigazione (30 milioni di euro).

Il problema è che, accanto a questi interventi per strade, autostrade, scuole e musei ci sono pure progetti che nulla hanno a che vedere con le infrastrutture: per esempio, gli oltre 100 milioni di euro per i forestali. Mentre sarebbe da ‘decriptare’ il capitolo che prevede interventi per “l’utilizzo di tecnologie innovative per la difesa dell’ambiente”, visto che la spesa prevista ammonta a circa 86 milioni di euro. In ogni caso - questo va detto per inciso - tutti questi interventi, almeno allo stato attuale dei fatti (non è da escludere, infatti, che, nei prossimi giorni commissione Bilancio e Aula possano cambiare tutto), sono subordinati all’erogazione elle risorse Fas da parte del governo nazionale.

I contributi - Tutta la parte della manovra che riguarda i contributi è stata bloccata. Se ne riparlerà la prossima settimana. Superfluo dire che si annunciano ‘scintille’. Perché anche se il ‘convento’ è povero i ‘frati’ di Sala d’Ercole non rinunciano certo ad accapigliarsi per spartirsi le ‘briciole’. Che, poi, come vedremo, tanto ‘briciole’ non sono. Ci sono, tanto per citare due esempi, due capitoli piuttosto ricchi. Il primo prevede uno stanziamento oltre 31 milioni di euro; il secondo di 27 milioni di euro. In entrambi i casi si parla di informatica. E siccome due più due fa quattro, c’è il dubbio che si tratti di contributi per ‘Sicilia e Servizi’, la società che in questi giorni è nell’occhio del ciclone per via di sperperi e nuove possibili assunzioni (per chiamata diretta dai politici di turno o per concorso? non l’abbiamo capito). Su questo tema non mancheranno le polemiche. Allo stato attuale le cifre vanno considerate ‘ballerine’ perché, tra commissione Bilancio e Aula, potrebbero cambiare. In ogni caso, per completezza di informazione, illustriamo le principali voci.

All’Unione italiana ciechi vanno 2 milioni e 300 mila euro. All’ente che assiste i sordomuti 900 mila euro. Alle scuole siciliane (materne, elementari, medie e licei) vanno oltre 31 milioni di euro. Un bel ‘boccone’ di oltre 4 milioni e 300 mila euro vanno alle scuole dell’infanzia paritarie. Altri 34 milioni e 650 mila euro “per le attività relative all’istruzione ricorrente e alla sperimentazione nelle scuole di ogni ordine e grado”. Buono scuola (altri 6 milioni e 500 mila euro). Poi 21 milioni e 370 mila euro agli Enti regionali per il diritto allo studio. E 4 milioni di euro per i consorzi universitari. Quindi 14 milioni di euro all’Azienda foreste demaniali.

Sono previsti, rispetto allo stanziamento iniziale, 11 milioni e 700 mila euro in più per i servizi socio sanitari, per i quali, nel complesso, sarebbero disponibili oltre 31 milioni di euro. All’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) vanno oltre14 milioni di euro. Gli enti Parco subiscono un lieve taglio di circa 500 mila euro: avranno comunque a disposizione quasi 5 milioni di euro. Per gli enti gestori delle Riserve naturali sono disponibili 5 milioni e 860 mila euro (652 mila euro in meno rispetto allo scorso anno). Un milione e 250 mila euro circa vanno alla pianificazione urbanistica.

Qualcuno, a quanto pare, si occuperà di “incrementare il movimento turistico verso la Regione”: per questo si metterà in tasca 3 milioni e 300 mila euro. ‘Gustoso’, tutto sommato, il boccone destinato al Teatro Stabile di Catania: 3 milioni e 690 mila euro. Decisamente ricco lo stanziamento per il Teatro ‘Bellini’ di Catania: 18 milioni e 288 mila euro. Mentre per il Teatro di Messina e per l’orchestra del Teatro ‘Vittorio Emanuele’, sempre della città dello Stretto, sono in arrivo quasi 7 milioni di euro. Per il Teatro ‘Biondo’ di Palermo lo stanziamento ammonta a 4 milioni e 340 mila euro. Chiudono la lista la Fondazione orchestra sinfonica siciliana (12 milioni e 369 mila euro) e il Teatro ‘Massimo’ di Palermo (11 milioni e 520 mila euro).


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