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I numeri della Regione

Bilancio, risorse in crisi
Qui ci vuole Giulio...


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bilancio, giulio tremonti, Politica
Mentre gli eventi incalzano, con la politica siciliana che torna a tingersi dei macabri colori della giustizia penale, ci si interroga sul futuro di una legislatura dalle tante ombre e dalle pochissime luci. Così, se il governatore dell’Isola, Raffaele Lombardo, si cimenta in un mezzo ossimoro (“Non mi dimetto, ma se non riusciamo a varare le riforme si va alle urne”), gli interrogativi sui conti ballerini della Regione rimangono senza risposta.

Ieri il decano dei cronisti parlamentari della Sicilia, Giovanni Ciancimino, ha descritto le ‘gesta’ un po’ tristi di alcuni esponenti del governo isolano che si sarebbero recati a Roma “con il cappello in mano”. Chiaro il riferimento alle ‘casse’ vuote della Regione da rimpinguare con i soldi che, però, il governo nazionale non vuole ‘scucire’. E mentre gli assessori regionali sono impegnati in questi ‘viaggi della speranza’ (alla fine, se le preghiere romane non sortiranno alcun effetto contabile andranno anche a Lourdes?), noi proseguiamo nel nostro più stringente ‘viaggio’ tra i meandri del bilancio regionale. Sempre confortati dalla relazione redatta dal ‘Servizio Bilancio’ dell’Assemblea regionale siciliana.

La partecipazione in Unicredit - Ieri ci siamo soffermati, tra le altre cose, sulla “valorizzzazione” degli immobili della Regione. O meglio, “sull’appostazione contabile relativa alla valorizzazione dei beni immobili”, ovvero sui soldi che il governo vorrebbe inserire nel bilancio a valere su questi beni, naturalmente prima di averli “valorizzati” (cioè venduti). “Secondo informazioni attinte presso il dipartimento del bilancio e del tesoro - si legge nella relazione del ‘Servizio Bilancio’ dell’Ars - l’importo comprende 150 mila migliaia di euro (cioè 150 milioni di euro ndr) di risorse che il governo prevede di ricavare dalla dismissione della quota di partecipazione detenuta dalla Regione in Unicredit”.

“Si osserva a tal proposito - si legge sempre nella relazione - che tale importo, qualora effettivamente incassato, concorrerebbe ad alimentare, ex articolo 46 della finanziaria, un fondo per investimenti complessivi di 350 mila migliaia di euro (350 milioni di euro ndr), di cui 200 mila migliaia di euro (200 milioni di euro ndr) in favore degli enti locali. Questo Servizio ritiene che il governo dovrà valutare se le attuali condizioni dei mercati finanziari consentano o meno di vendere ad un prezzo congruo rispetto al ‘fair value’ del pacchetto azionario”. Che tradotto dovrebbe significare: caro governo regionale, sei così sicuro che questo sia il momento migliore per vendere la partecipazione azionaria della Regione in Unicredit?

Riepilogo entrate - Tirando le somme, le entrate registrano un calo del 31,1 per cento rispetto all’anno precedente. “Risulta quindi confermata - si legge nella relazione - la difficoltà a reperire le risorse finanziarie necessarie per fronteggiare gli impegni del bilancio regionale”.

Riepilogo delle spese - Nella relazione si segnala, in particolare, “la forte contrazione prevista per il 2011 nei trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni sociali (- 47,2 per cento), nei trasferimenti correnti alle imprese (- 61,1 per cento), negli investimenti fissi lordi (- 15,2 per cento), nei contributi ad investimenti nelle amministrazioni pubbliche (- 27,8 per cento), nei contributi agli investimenti a famiglie e istituzioni sociali (- 15,1 per cento), nelle acquisizioni d attività finanziarie (- 22,4 per cento)”.

Le spese correnti – Per quest’anno le spese correnti registrano una contrazione del 6,4 per cento rispetto all’anno precedente. “Le maggiori decurtazioni - scrivono i funzionari del ‘Servizio Bilancio’ dell’Ars - riguardano la presidenza della Regione (- 47,8 per cento), l’assessorato all’Economia (- 21,1 per cento), quello alla Famiglia (- 19,9 per cento), quello alla Risorse agricole e alimentari (- 17,8 per cento) e quello al Turismo (- 10,7 per cento)”.

‘Sinfonia’ sulla sanità - Analizzando l’incidenza delle amministrazioni sul complesso delle spese, si nota il forte impatto della sanità sul totale delle stesse spese. “Nella relazione tecnica di accompagnamento ai documenti contabili - si legge sempre nella relazione - il progressivo peggioramento dei principali saldi di bilancio viene attribuito, tra l’altro, all’elevata compartecipazione regionale alla spesa sanitaria… Al fine di ricondurre le spese su livelli più sostenibili, uno degli interventi annunciati nella relazione (del governo regionale ndr) concerne la riduzione della quota di partecipazione regionale al fondo sanitario, stante la non sostenibilità di tale onere, non più in linea con le risorse disponibili”.

Insomma: la Regione non ha più le risorse finanziarie per sostenere una quota di partecipazione alle spese sanitarie assai elevata. Tutto vero, visto che, come abbiamo già scritto di recente, la spesa sanitaria a carico della Sicilia è passata dal 10 per cento circa dei primi anni ’90 del secolo scorso (270 milioni di euro pari al 6,8 circa delle entrate tributarie incassate dalla Regione) a una compartecipazione del 49 per cento circa (3 miliardi e 200 milioni circa, pari al 45 per cento delle entrate tributarie della stessa Regione).

Però c’è un però. Che è legato, come dire?, a una sorta di nemesi storica che travolge il centrosinistra siciliano. Qualche anno fa, quando il governo nazionale di centrosinistra ha penalizzato la Sicilia rifilandoci (perché alla fine, non dimentichiamolo, a pagare sono i soliti, ignari contribuenti siciliani) la maggiorazione della quota di partecipazione, il centrosinistra siciliano, che era all’opposizione, plaudiva e applaudiva. Oggi il centrosinistra è al governo con Lombardo e trova ‘indigesta’ l’eccessiva quota di partecipazione della Regione siciliana alle spese sanitarie.

La verità è che nelle altre parti d’Italia, quando c’è da difendere gli interessi di una regione, tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, mettono da parte le divisioni e fanno gli interessi dei propri cittadini. In Sicilia, siccome ci sentiamo più intelligenti degli altri (“il sale della terra” scriveva, non a caso, Giuseppe Tomasi di Lampedusa), i nemici dei nostri nemici diventano i nostri amici: così, anche se l’aumento della quota di partecipazione alle spese sanitarie a carico della Regione (cioè dei contribuenti siciliani, questo non finiremo mai di ripeterlo, a cominciare dalle imprese dell’Isola che, proprio per questo, pagano l’Ici salatissima) è odiosa e assurda, le opposizioni dicono “sì” per fregare chi governa.

Ora, però, la frittata è fatta. C’è una legge dello Stato che molto difficilmente potrà essere aggirata con la volontà unilaterale della Sicilia. Scrivono, infatti, i funzionari del ‘Servizio Bilancio’ dell’Ars a proposito dei circa 300 milioni di euro che l’attuale governo regionale conterebbe di risparmiare provando a ridurre la quota di partecipazione della Sicilia alle spese sanitarie: “Sembra, peraltro, opportuno rilevare sin d’ora che tale previsione potrebbe suscitare dubbi di legittimità costituzionale e che, pertanto, occorre chiedere chiarimenti al governo in ordine alle suddette determinazioni”.

Della serie: siete così sicuri che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, vi ‘regalerà’ questi 300 milioni di euro?


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