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La conferenza stampa del governatore

Lombardo non lascia. Anzi raddoppia


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Raffaele Lombardo resta al suo posto, apre anzi a una sua ricandidatura alle  prossime elezioni, eventualità che aveva escluso nelle scorse settimane, e al Pd manda un messaggio chiaro: o sostiene il governo, oppure non si andrà avanti a vivacchiare e la parola tornerà agli elettori.
Il presidente della Regione, dopo il comunicato-choc di ieri pomeriggio a firma Bersani-Lupo, non ha perso tempo a convocare i giornalisti per dire la sua. Si è presentato in camicia, “scortato” dagli assessori Mario Centorrino e Uccio Missineo (“non erano stati invitati”, precisa lui). Defilati anche alcuni big del partito, il capogruppo Mpa al Senato Giovanni Pistorio e Roberto De Mauro. Sul finire arriva anche il capogruppo all'Ars Francesco Musotto.

La risposta al Pd arriva subito: “Ho preso atto della dichiarazione congiunta Bersani-Lupo – principia il governatore -. Ho espresso apprezzamento per un partito che ha sostenuto la nostra azione di governo, ma non consento a nessunpartito di giudicare né la mia credibilità né la mia onorabilità”.Intanto, tra i democratici è maretta, lo stillicidio di interviste e distinguo è appena cominciato. Lombardo fa spallucce: “Ci sono interviste varie ispirate alla nostalgia dello 0 a 61”, attacca il governatore, che, poi, con le televisioni, cita per nome e cognome uno dei “nostalgici” della sconfitta,  Walter Veltroni. Il presidente taglia corto: “Con questo governo si è avviato un processo di riforme e di cambiamento. Se su questa via non si può procedere io ne prenderò atto e si passerà alla valutazione elettorale. Non serve un referendum, basta dire: noi alle riforme non siamo d'accordo”.

Lombardo, insomma, torna ad agitare lo spettro delle dimissioni, che vorrebbero dire automatico scioglimento dell'Ars. In queste ore, diversi deputati regionali del Pd hanno preso la parola, dando l'impressione di non volerne sapere di uno scenario simile. Il governatore lo sa bene. E ritiene “da escludere” un cambio di maggioranza all'Ars. Si va avanti così, o nulla.
Peraltro, anche un anno fa l'emissario di Bersani aveva tentato di frenare il partito siciliano, che invece poi aveva votato il bilancio del governo. "Ho ricevuto una quindicina di sms che mi dicono di andare avanti", fa sapere Lombardo, quando si parla della posizione dei democratici.

"Io non mi dimetto, resto al mio posto perchè non vedo ragioni per fare diversamente, ma non sono attaccato alla poltrona. L'azione del mio governo si  è caratterizzata per le riforme. Se sarà il caso e non ci saranno le condizioni per andare avanti, nessun compromesso. Senza una maggioranza - ha incalzato - non si tira a campare. A me non piace, non sono per nulla abbarbicato a questa poltrona. Se non ci sono le condizioni, si torna al giudizio degli elettori”.

E ai giornalisti che gli chiedono se ha cambiato idea sul proposito di non ricandidarsi, Lombardo risponde così: “A questo punto non lo so. Vedremo". Con quale coalizione? E' presto per parlarne, ma “il terzo polo è certamente un riferimento importante”.
Sull'inchiesta Lombardo ribadisce la sua innocenza, dice di “non aver dato passaggi in macchina  a chi mi insulta e mi aggredisce. Questo governo ha portato avanti riforme che hanno costituito un contrasto alla mafia forse senza precedenti”. Ma alla magistratura va tutto il suo rispetto e il sostegno: “Non cederò alla tentazione di fare discorsi simili a quelli che fa il Cavaliere. La mia posizione è quella di sostenere il ruolo che è stato assicurato dalla magistratura, cui va garantita sempre indipendenza e autonomia”. Quanto al Bilancio, questo sarà fatto, con o senza la collaborazione dello Stato. C'è anche il tempo per un mea culpa, dopo lo scambio al vetriolo con Gianfranco Miccichè: “Chiedo scusa se ho offeso qualcuno e so che di averlo fatto. Qualche volta ci facciamo prendere dalla rabbia”.


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