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catania, retroscena sull'inchiesta iblis

L'ex procuratore D'Agata: "Non ero solo,
il 'caso Lombardo' è stato condiviso"


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"I vertici più qualificati dell'ufficio sono sempre stati in sintonia sulla valutazione" dell'inchiesta Iblis su mafia, appalti e politica in cui è indagato anche il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo. Lo afferma l'ex procuratore capo di Catania, Vincenzo D'Agata, sottolineando di "non essere stato un cavaliere solitario mosso da chissà quali interessi". Il magistrato che ha diretto la Procura di Catania fino al 28 febbraio scorso, data in cui è andato in pensione, in un'intervista al quotidiano La Sicilia, parla di "informazione distorta" sulla gestione dell'ufficio sull'inchiesta.

"Hanno parlato di contrasti, che io sarei rimasto isolato - afferma D'Agata - ma non è vero perché il 'caso Lombardo' è stato trattato in tutti i suoi passaggi da me e da due aggiunti: l'allora mio vicario e attuale reggente, Michelangelo Patané, e dal coordinatore del gruppo di lavoro, Carmelo Zuccaro". L'ex procuratore capo di Catania riconosce che "ci possono essere state posizioni dialettiche" all'interno dell'ufficio, ma, osserva, "le mie non sono state posizioni solitarie perché hanno avuto sempre il conforto della condivisione".


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