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il dettaglio della manovra finanziaria

Lacrime e sangue: il bilancio regionale


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Tagli per tutti, per i belli e per i brutti. Questa la formula che sintetizza la manovra economica che il governo regionale punta a fare approvare da Sala d’Ercole. Del resto, c’è da fronteggiare un ‘buco’ di circa 2 miliardi di euro e poiché, almeno allo stato attuale dei fatti, non c’è da attendersi molto da Roma non resta che fare di necessità virtù. In verità, il presidente Raffaele Lombardo & compagni sognavano di poter mettere le mani sulle risorse Fas, sigla che sta per Fondo per le aree sottoutilizzate, per ‘lenire’ almeno un po’ i ‘dolori’ dei conti regionali. O, quanto meno, di poter usufruire di un mezzo ‘sconto’ sulla quota di partecipazione della Regione al fondo sanitario. Ma da Roma, almeno fino ad ora, hanno risposto picche.

E allora? E allora bisogna prendere atto, come si legge nella relazione del governo regionale che illustra la manovra economica, che “la Regione ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità e non c’è più tempo da perdere per riacquistare solidità e credibilità finanziaria”. Nella relazione si conferma “il peggioramento dei saldi di bilancio” frutto di una congiuntura negativa che si riassume in quattro punti: 1) la dinamica delle entrate tributarie, strettamente legata all’andamento non positivo dell’economia, sebbene in leggera ripresa secondo le stime dell’andamento del Pil (Prodotto interno lordo) regionale; 2) l’elevata quota di compartecipazione della Regione alla spesa sanitaria (49 per cento circa, ovvero 3 miliardi e 200 milioni circa, pari al 45 per cento delle entrate tributarie della stessa Regione); 3) gli elevati livelli di spesa; 4) il mancato sviluppo di politiche di sostegno per attrarre investimenti. A fronte di uno scenario dove non mancano le criticità, il governo regionale conta di intervenire con una manovra piuttosto articolata. Vediamola per grandi linee.

Entrate certe - Come avviene ormai da troppi anni, le uniche cose certe del bilancio regionale sono le spese. E le entrate? Solito tasto dolente. Per quest’anno, ad esempio, si prevede una riduzione delle entrate tributarie pari a 400 milioni di euro. A differenza di quanto avvenuto nel passato, quest’anno si dovrebbero inserire in bilancio solo entrate certe.

Valorizzazione del patrimonio - Il governo – e questa volta si spera per davvero - punta a “valorizzare parte del patrimonio mobiliare attraverso operazioni di smobilizzo di quote di partecipazione al capitale sociale od enti al fine di destinare parte del ricavato ad iniziative di sviluppo”. Le entrate previste ammontano a circa 250 milioni di euro.

Enti locali - Con l’approvazione del disegno di legge che ha prorogato l’esercizio provvisorio ad aprile, il governo ha stanziato circa 400 milioni di euro per la formazione professionale prendendo queste risorse dal fondo per le autonomie locali. Una bella stangata per i Comuni ai quali viene assicurata la compartecipazione al gettito Ire (la previsione è di circa 200 milioni di euro). Quella con gli enti locali, in ogni caso, è una partita ancora tutta da definire. La situazione finanziaria, in molti Comuni siciliani, è un mezzo disastro. Ma la Regione, come già accennato, non se la passa meglio. Il risultato è che si profilano ulteriori sacrifici e problemi per i cittadini, già alle prese con servizi scadenti, nonostante paghino imposte e tasse elevate. La manovra del governo regionale punta a contenere le spese anche su questo fronte. “Viene fatto obbligo a tutti gli enti locali – sii legge nella relazione – di procedere alla dismissione delle partecipazioni in società, fondazioni, enti, istituzioni ed organismi comunque denominati ad eccezione di quelle obbligatorie per legge”. Quindi anche il contenimento dei compensi, la soppressione della figura del difensore civico e l’estensione ai Comuni sino a 15 mila abitanti della figura del revisore unico”. Giro di vite pure sui permessi: “In generale – si legge sempre nella relazione – è sancito il principio in base al quale i permessi sono autorizzati limitatamente all’effettiva durata delle riunioni”.

Circoscrizioni - Prevista anche una “rivisitazione”, anzi una rivoluzione “delle attività dei consigli circoscrizionali attraverso un reale e concreto decentramento di attività”. Tra queste, le autorizzazioni per le licenze, la manutenzione degli arredi urbani, i servizi sociali e lo sport.

Patto di stabilità - Con la manovra del governo si pongono le basi per la cosiddetta “regionalizzazione del patto di stabilità”. In particolare, si prevedono interventi per la “copertura di processi di stabilizzazione del personale precario” (con quali soldi?); quindi “processi per la copertura dei debiti pregressi contratti nei confronti delle Autorità d’ambito per la gestione de rifiuti” (ancora: con quali risorse se, come già accennato, i Comuni sono già in ‘bolletta?); “smaltimento di residui passivi pregressi in conto capitale”.

Geni civili - I Geni civili dovranno snellire le procedure per il rilascio delle concessioni di attraversamento e occupazione del demanio idrico (domanda: l’idea che gli uffici dei Geni civili della Sicilia possano “snellire” le pratiche non è una contraddizione in termini?). Per fare ‘cassa’ si prevede l’incremento di alcuni canoni. Con un (ottimistico) incremento delle entrate pari a circa 6 milioni di euro l’anno. E, sempre all’insegna dell’ottimismo, si prevede “una riduzione dei costi delle attività espletate dai servizi provinciali della Motorizzazione civile e maggiori entrate per il bilancio regionale”.

Beni confiscati alla mafia - Una parte importante della manovra riguarda i beni confiscati alla mafia. Si prevede che “tutti gli enti regionali che utilizzino beni confiscati alle organizzazioni criminali non versino, nelle more dell’assegnazione definitiva alla Regione dei beni in questione al patrimonio indisponibile degli enti territoriali, i canoni dovuti che, previa comunicazione alla Ragioneria generale della Regione, saranno portati, in sede di definizione dei rapporti finanziari tra Stato e Regione, a compensazione dei crediti vantati dalla Regione nei confronti dello Stato”. Al di là della formula linguistica tortuosa e oscura, il tema è serio. Una legge finanziaria nazionale di qualche anno fa ha trasferito alla Regione (e anche ad altri soggetti pubblici) i beni immobili confiscati alla mafia. Sennonché un certo numero di questi beni immobili è ancora gestito da amministratori giudiziari che, grazie a cavilli giuridici, continuano a percepire gli affitti a spese delle amministrazioni pubbliche, Regione in testa. Una vicenda inquietante che comporta esborsi della Regione (e quindi degli ignari contribuenti siciliani) e ricche parcelle per certi studi legali. Con la manovra il governo regionale proverà a fare chiarezza su questa storia poco edificante.

Edilizia residenziale pubblica (Erp) – Si punta a incrementare la redditività degli immobili di Edilizia residenziale pubblica. L’obiettivo è quello di assicurare “introiti proporzionali alle mutate condizioni economiche rispetto ai tempi di costruzione e di assegnazione degli immobili in questione, senza tralasciare che l’amministrazione è obbligata a intervenire, fino alla vendita, con opere di manutenzione straordinaria, conservazione e salvaguardia”. Si prevede, in particolare, “oltre che la vendita delle aree di impianto degli alloggi Erp, anche la monetizzazione del diritto di prelazione nella rivendita degli immobili di edilizia popolare da parte degli originari assegnatari”.

Contenimento della spesa pubblica – Sono previste alcune norme per il contenimento della spesa pubblica regionale e degli enti che usufruiscono d trasferimenti da parte della stessa Regione. Tra i provvedimenti inseriti nella manovra c’è la riorganizzazione complessiva degli uffici di diretta collaborazione del presidente della Regione e degli assessori regionali, fissando una riduzione del 50 per cento delle composizioni attuali; e fissando in un terzo il numero dei componenti esterni. Prevista, inoltre, una riduzione del 10 per cento delle indennità di carica dei componenti della giunta regionale.

Una ‘botta’ ai dipendenti regionali – La manovra del governo riserva una bella ‘botta’ ai dipendenti regionali. Leggiamo insieme il passaggio: “Con l’articolo 23 avente per oggetto la ‘Riduzione dei costi del personale regionale e degli enti collegati’ vengono mutuate e quindi recepite nell’ordinamento regionale siciliano le norme introdotte dal decreto legge n. 78 del 2010 e, in particolare, le norme relative al contenimento della spesa del personale, le norme relative al blocco dei contratti per il periodo 2010-2013 e il contenimento della dinamica legata alle risorse destinate al salario accessorio sia del comparto, sia della dirigenza”. Traduzione: la manovra di contenimento delle spese colpirà tutti i dipendenti regionali. E’ chiaro, però, che la ‘botta’ sarà avvertita di più dai funzionari e dagli assistenti che non dai dirigenti: se non altro perché questi ultimi si mettono in tasca stupendi ben più ‘pesanti’ di quelli degli altri dipendenti. La batosta sarà pesante, ad esempio, per i circa 4 mila e 500 dipendenti di ruolo che percepiscono uno stipendio di 950 euro al mese; idem per i circa 500 dipendenti con mille e 200 euro al mese; e ancora idem per i funzionari direttivi, compresi quelli anziani che, con gli assegni familiari, arrivano a 2 mila-2 mila e 200 euro al mese.

Organi collegiali - La manovra contiene poi misure per l’abbattimento delle spese degli organi collegiali e degli altri organismi. In particolare, si prevede “una riduzione del 50 per cento delle indennità corrisposte ai dipendenti con qualifica dirigenziale e una riduzione del 20 per cento per il personale con qualifica non dirigenziale per la partecipazione agli organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione, arbitrati, organi collegiali comunque nominati”. Prevista, inoltre, una riduzione delle spese del ‘parco autoveicoli’:

Enti regionali – Entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge dovrà essere messo a punto un piano di riordino e dismissione di enti e organismi regionali che usufruiscono di trasferimenti diretti dalla Regione.

Ircac e Crias – E’ prevista “la costituzione di un unico soggetto regionale al quale affidare la gestione dei fondi regionali in atto amministrati dalla Crias e dall’Ircac”.

Le liquidazioni ‘eterne’ – Come spesso succede in Sicilia, ci sono liquidazioni di enti regionali che vanno avanti da decenni (per la gioia dei liquidatori che ogni anno incassano laute parcelle). La manovra interviene sulle “gestioni liquidatorie” di Espi (Ente siciliano per la promozione industriale) e Ems (Ente minerario siciliano). Si tratta di due enti istituiti dalla Regione nei primi anni ’60 del secolo scorso e posti in liquidazione nel 1999. “Il commissario liquidatore – si legge nella relazione - deve presentare i bilanci finali di liquidazione di Espi e Ems, rispettivamente, entro il 31 dicembre del 2011 ed entro il 31 dicembre del 2012”. Fine della festa, insomma.

Acqua – Si punta ad accelerare la liquidazione dell’Eas (Ente acquedotti siciliani) attraverso il trasferimento agli Ato idrici delle residue gestioni ancora svolte dallo stesso Eas.

Utilizzo dei beni demaniali e patrimoniali – I soggetti pubblici e privati che, in assenza di tutoli giuridici validi, utilizzino beni del demanio e del patrimonio immobiliare della Regione (o riconducibile al patrimonio regionale in virtù di ogni altra normativa statale o regionale) “entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge possono presentare istanza alla Regione per la regolarizzazione degli utilizzi in atto”.

Fondo per gli investimenti – Viene istituito un fondo per gli investimenti che avrà una dotazione pari a 350 milioni di euro. Di questi 150 milioni di euro dovrebbero essere reperiti con la dismissione delle partecipazioni regionali, mentre i restanti 200 milioni di euro con il ricorso all’indebitamento. La Regione conta poi di stipulare una convenzione con la Banca europea degli investimenti (Bei) finalizzata alla concessione di una linea di credito da destinare al finanziamento di programmi “multisettoriali e multiannuali nei settori del trasporto sostenibile, ricerca e sviluppo, energia, patrimonio culturale, ambientale e artistico, ambiente urbano, scuole, università e altri settori strategici per lo sviluppo economico della Regione, anche con finanziamenti diretti ai Comuni”.


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