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Armao: "Attendiamo risposte da Roma"

Il bilancio che non c'è


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Ormai è una corsa velocissima contro il tempo. Il termine perentorio del 30 aprile per l'approvazione del bilancio della Regione Siciliana si avvicina, ma la commissione competente di Palazzo dei Normanni non ha ancora ricevuto dal governo i documenti contabili su cui lavorare.  In calendario in questi giorni ci sono audizioni su audizioni ma ancora di numeri messi nero su bianco neppure l'ombra. Ed è un'assenza che pesa, che lascia presagire sedute fiume di Sala d'Ercole per ottenere la salvezza in extremis.

E il monito del presidente dell'Assemblea Francesco Cascio - “Dobbiamo correre, non c'è tempo per le polemiche” - si scontra con la dura realtà. Il problema è che la Regione ha i conti in rosso, con un buco stimato di due miliardi di euro che costringerà Palazzo d'Orleans a ricorrere ancora una volta a mutui e prestiti.
Un'eventualità più che mai concreta. Molto poi dipende da Roma e da tre lettere "Fas": 600 milioni dei fondi per le areee sottoutilizzate nelle intenzioni del governo regionale dovrebbero essere usati per pagare le rate del prestito da 900 milioni contratto per coprire i disastri della sanità. L'operazione deve però essere autorizzata dalla Capitale ed è una nota dolente perche non più tardi della scorsa settiman ail ministro Fitto ha chiaramente detto che "i Fas per la Sicilia non sono una priorità".

Altri 400 milioni si recupererebbero
poi dai tagli generalizzati alle spese e ai trasferimenti, fra cui quelli per gli enti locali che comunque non dovrebbero toccare la quota del 50% come previsto in un primo momento. E nonostante questo, all'appello mancherebbe un miliardo che dovrà essere coperto necessariamente da un nuovo mutuo.

“Se siamo in ritardo – spiega l'assessore all'Economia Gaetano Armao – la colpa è dell'esecutivo nazionale, che non ci ha ancora dato le risposte che chiediamo. Comunque in commissione è già presente una bozza di bilancio su cui si potrebbe lavorare. Sui fondi Fas aspettiamo l'ok di Roma, già dato a Lazio e Campania mentre a noi ancora no”.

(ha collaborato Roberto Immesi)


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