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L'intervento della Banca d'Italia

"La maledizione della Fiat di Termini"
Dopo Ciccolella, problemi per Cimino


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“Gravi irregolarità nell'amministrazione” e “violazioni normative”. Sono questi i motivi che hanno spinto la Banca d'Italia a disporre il commissariamento di Cape Natixis sgr, la società di gestione del risparmio lanciata nel maggio 2003 dalla francese Natixis (al 49%) e dal manager e imprenditore agrigentino Simone Cimino (cui fa capo il 51% tramite la Cape spa, ossia Cimino&Associati private equity, con la quale il finanziere nel 2006 ha anche costituito con la Regione siciliana una sgr, la Cape Regione siciliana, per gestire un fondo chiuso capace di investire nel capitale di rischio di aziende operanti nell'Isola).

Cimino è noto in Sicilia anche per essere rientrato con il suo progetto “Sunny car in a sunny region” nella rosa dei sette pretendenti selezionati da Invitalia per rilevare lo stabilimento Fiat di Termini Imerese. Insomma, ce n'è per tutti. Ma soprattutto la maledizione di Termini sembra non avere fine. “Prima Ciccolella (società del settore florovivaistico che a Termini avrebbe voluto realizzare serre con pannelli fotovoltaici integrati e il cui presidente e amministratore delegato, Corrado Ciccolella) è finito nel mirino della giustizia per l'utilizzo di diversi milioni di finanziamenti europei per fini diversi da quelli per i quali erano stati concessi) e adesso Cimino”, commenta Roberto Mastrosimone, segretario della Fiom di Palermo. E aggiunge: “I governi nazionale e regionale e la Fiat pensavano di risolvere il problema del futuro di Termini con troppa facilità. In realtà le cose sono molto più complicate perché fare impresa e dare continuità di sviluppo in un territorio difficile come il nostro e in un momento economico così delicato non è semplice. Ci chiediamo anche quali siano i criteri utilizzati da Invitalia per la selezione perché se delle 24 proposte giunte, queste erano le migliori sette non osiamo immaginare la situazione delle altre imprese”.

Ed è ancora tutto da capire il futuro del Fondo Cape Regione siciliana sul quale la Regione ha investito 14,4 milioni (con una partecipazione del 49%) e che adesso si trova con un socio di maggioranza (la Cimino&Associati private equity) sotto la lente di Bankitalia e alle prese con commissari straordinari. In particolare, Cape sgr è stata sottoposta ad amministrazione straordinaria: Stefania Chiaruttini e Roberto Tasca sono stati nominati commissari straordinari; Massimo Bigerna, Elisabetta Contino e Luigi Puddu formano il comitato di sorveglianza. “Stiamo avviando immediatamente una verifica”, afferma l'assessore regionale all'economia, Gaetano Armao. Che spiega: “Il provvedimento non riguarda il nostro Fondo, ma sicuramente dobbiamo approfondire la questione. Speriamo che le stesse irregolarità riscontrate nella Cape Natixis non siano state fatte anche nella nostra sgr”. E intanto dalla società arriva la seguente precisazione: “Cape Regione siciliana sgr sottolinea la propria indipendenza gestionale da Cape Natixis Sgr, e si dichiara del tutto estranea al recente provvedimento cautelare di Banca d’Italia cui Cape Natixis sgr è stata sottoposta.

Il Fondo Cape Regione Siciliana, dedito ad investimenti nella sola Regione Sicilia, ha tra i propri investitori, oltre alla Regione Siciliana, il Gruppo Unicredit, Cape Live spa, il Fondo Europeo degli Investimenti attraverso il Cip, Competitiveness and Innovation Framework Programme, ed altri investitori internazionali qualificati”.


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