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Emanuele: "Abituarsi alla mobilità"

Formazione, la rivoluzione
tra tensione e polemiche


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Parametro unico. Sono queste, in sintesi, le due parole che hanno mandato in tilt il sistema della formazione professionale in Sicilia. Secondo l’assessorato regionale all’Istruzione e alla Formazione, i vecchi parametri differenziati “favorivano meccanismi di nepotismo”. Col Prof (piano regionale per l’offerta formativa) 2011, invece, tutti gli enti di formazione, vecchi e nuovi, saranno equiparati. E tutti percepiranno 135 euro per ogni ora di lezione durante i corsi.

È qui che i sindacati, i lavoratori e gli enti battono i pugni. Perché, di fatto, avverrà che i grossi enti percepiranno molto meno (in alcuni casi si parla anche di centinaia di migliaia di euro), mentre ai piccoli enti arriveranno somme superiori rispetto al passato. Col conseguente rischio licenziamento per il personale, soprattutto per i dipendenti degli enti maggiori. “Si tratta soltanto di una redistribuzione – dice Nino Emanuele, capo di gabinetto dell'assessore Centorrino (nella foto) – abbiamo imposto a chi dovrà assumere personale di attingere dalla forza lavoro in esubero. Ma la Regione ha stanziato la stessa somma dello scorso anno, per cui è garantito che gli operatori della formazione troveranno una collocazione. Bisogna soltanto fare l'abitudine alla mobilità”.

Eppure i sindacati non la pensano allo stesso modo. Almeno così si intuisce. Rintracciare sindacalisti della formazione disposti a parlare in questa fase di chiusura delle trattative non è impresa semplicissima. In alcuni casi ci si sente rispondere con un “risentiamoci tra qualche giorno, le trattative sono ancora in corso, preferiamo non sbilanciarci”. Molto spesso, invece, si evita proprio di rispondere al telefono. Eccezion fatta per i Cobas/Codir. Loro si sono tirati fuori dal tavolo tecnico: “Siamo un sindacato di piazza – dichiara Toni Provenzale – non stiamo prendendo parte alla trattativa in corso tra le parti sociali”. Secondo Provenzale, quello che dalla Regione viene definito col concetto di mobilità, sarebbe invece “un licenziamento collettivo. Conosciamo i problemi legati al mondo della formazione e non vogliamo nasconderci dietro un dito. Siamo consapevoli del fatto che fosse necessaria un'inversione di tendenza, ma la riforma non può passare dalla pelle dei lavoratori. A noi la riforma può anche andare bene, a patto che ci siano garanzie per gli operatori e che non diventi un'azione di killeraggio. Il clima politico lo conosciamo tutti, è da lì che deve partire il cambiamento”.

Su questo punto, si diceva, velatamente ammette anche Nino Emanuele: “La distribuzione delle risorse tra gli enti probabilmente non era equa prima, diciamo che forse c'era qualche nepotismo di troppo. Col vecchio sistema dei parametri differenziati, molti enti hanno assunto e spesso molto più del previsto. Abbiamo riscontrato enti che non pagavano il personale, o che non liquidavano il tfr”. Sulle polemiche degli scorsi giorni in fatto di assunzioni oltre il limite del dicembre 2008, stabilito da Lombardo, Emanuele minimizza: “Nessuno ha scoperto l'acqua calda, molto spesso si trattava di contratti a progetto. Se un ente organizza, per esempio, un corso di arabo, probabilmente non avrà tra i suoi dipendenti qualcuno che può insegnarlo, dunque viene chiamato, per un periodo, un docente esterno”. Ma se sulla pubblicazione del Prof 2011 Emanuele è ottimista e dichiara: “Siamo a due passi dall'approvazione, ormai è questione di una settimana, al massimo due”, resta invece in silenzio se gli si chiede il motivo di questo ritardo. Dopo l'esitazione che forse in parte tradisce le precedenti rassicurazioni, Emanuele conclude con un diplomatico: “Non sono attrezzato per fornire una risposta”.


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