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L'amarezza di Cosmi

Se(rse)dotto e abbandonato


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 E venne un uomo chiamato Serse. Come tutti credeva di avere la chiave giusta del cuore di Zamparini. "Con gli altri non ha ballato, con me ballerà a lungo": sì, è davvero il pensiero di tutti. Arrivano. Guardano il cielo di Palermo. Pensano che sia una meraviglia. E vanno a sbattere.
All'inizio trovano il presidente simpatico. Possibile che quell'uomo arguto e cordiale sia un mangia-mister? La simpatia si tramuta in ingerenza ed eccesso. Fu Baldini a descrivere con efficace rudezza la situazione e la metamorfosi. E pagò. Col nuovo allenatore, il sor Maurizio adotta la tattica dell'ape regina. Danza suadente e carezzevole. Prima o poi c'è il colpo del pungiglione. Ne sa qualcosa il "rimpianto" Guidolin, innalzato agli altari e gettato nelle polvere, a cavallo di una sconfitta con la Roma.

Serse ci ha provato. In fondo, poco aveva da perdere. Era ai margini, custode di un calcio ruspante - ahilui - sporco di muffa. Si è lanciato nella mischia con i suoi vizi e con le sue virtù. Essendo tecnicamente abituato al piccolo cabotaggio, è andato a giocarsela in casa del Catania, come la Nocerina andrebbe a giocarsela al Maracanà contro il Brasile. Il limite è apparso evidente, amen. Ma noi proviamo agrodolce simpatia per te, Serse Cosmi, che hai nutrito l'illusione di afferrare Palermo nelle tue manone, dopo il trionfo col Milan. Maledetta città che seduce col suo scirocco e uccide con la gelata improvvisa. Zamparini ha calato l'ennesima lama di ghigliottina. Ciao Serse, non ti rimpiangeremo. Però ti capiamo mentre nelle prime interviste biascichi: "Che amarezza, Dio che amarezza". E' dura salire in cielo e ritrovarsi a terra, in così breve tempo. E' dura dire ciao a Palermo e alla felicità, in un giorno di primavera.


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