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Speciale derby

Catania e Palermo
Piccola storia familiare


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Catania o Palermo? Vuoi più bene a papà o a mamma? Dilemma atroce. Papà di Catania - come denuncia il cognome - noncurante di calcio e manco sapeva chi fosse Cantarutti. Uomo composto e schivo, esegeta di un italiano cristallino Ma una volta la combinai grossa e lui mi rimproverò dal profondo delle viscere: "Zavuddu!". Lo sospettavo, ne ebbi la prova. Io palermitano, mio padre catanese. Mamma nata per caso a Ferrara e innamorata perduta di Palermo. Palermitana per scelta, la razza migliore che c'è. Rari quarti di calcio nel suo albo familiare, un fratello che conosceva Vycpalek e un padre che andava allo stadio ogni tanto per un derby. Talvolta, il nonno si esacerbava, malgrado la pacatezza e l'orologio d'oro al panciotto. In un'occasione,  quando l'arbitro non concesse un rigore ai rosanero, per un chiaro fallo in area rossazzurra, si alzò in tiribuna, urlando con le vene del collo gonfie: "Giacca nera con l'anima etnea". Fu l'insulto più sanguinoso e  ferocemente concepito dell'intera sua esistenza. Mio zio, prof. universitario, si prese a schiaffi con un collega per futili motivi pallonari. Ma era al "Curi" di Perugia. Non vale.

Palermo o Catania? D'estate la villeggiatura ad Acicastello, con tutta la sua meravigliosa catanesità. Che cos'è la catanesità? Presto detto. Ope e mascolini, grondanti di acqua salata da comprare all'alba. I faraglioni. Il mito del ciclope. I gelsomini lungo la passeggiata, fioriti accanto alla ringhiera. In fondo alla scala, il mare più blu del mondo. Il latte di mandorla. Verga in ogni sospiro. Il caldo, di notte, dietro le persiane socchiuse.
E poi la palermitanità. Un muscolo indipendente che batte dentro il cuore. Gli stessi gelsomini. Viale Campania, quando guidi di sera e la trovi sola, senza macchine. E ti pare la strada più bella del mondo. Mondello senza le cabine. I bagni a isola. Il caffè bruciato. La stigghiola. Tutto quello che si ama, da cui, nonostante tutto, vorresti evadere. La bellezza che sorprende sempre.

Oggi è ancora derby. E' la partita dei calciatori, dei tifosi, dei due presidenti affratellati in un unico giro di campo (nella foto). E' il derby di mio padre e di mia madre, anche se loro non l'hanno mai saputo. Anche se uno dei due ha dato forfait dalla vita. Cartellino rosso. Io l'avverto così. E sento che questo ha a che fare con l'amore, unico e divisibile. Vuoi più bene a papà o a mamma? A tutti e due.  Perché scegliere, se hai la fortuna di stare qui e di andare lì, quando vuoi? Amo Palermo. Grazie a Palermo siamo ciò che siamo, nel bene e nel male. Amo Catania. Grazie a Catania - come scrisse in un'altra storia Turi Vasile - "parlo ancora col padre mio, che è nei cieli".


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