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La sentenza del Consiglio di Stato

"Pensione troppo onerosa"
Crosta dovrà risarcire


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consiglio di stato, felice crosta, regione, sentenza, Cronaca
Oltre duecentocinquantamila euro. Tanto dovrà restituire Felice Crosta alla Regione. La notizia è il frutto di una sentenza del Consiglio di Stato che ha espresso un principio fondamentale: ogni Regione, anche se a statuto speciale, contribuisce alle spese generali dello Stato e pertanto deve rispettare dei precisi limiti nelle uscite. Il riferimento, ovviamente, va alla pensione d'oro dell'ex manager dell'Arra. Una pensione da oltre 1.300 euro al giorno (499.685 euro l'anno) che i giudici hanno considerato illegittima. Il ricorso nei confronti della retribuzione di Crosta è partito direttamente dal Ministero dell'Economia che ha interpellato i giudici per capire se il compenso del dirigente in pensione sforasse i limiti sanciti dalla legge.

A sua difesa Crosta ha fatto riferimento agli atti della commissione per la progressione in carriera del personale appartenente ai ruoli direttivi e dirigenti della Regione Siciliana, l'organo, insomma, che giudica su promozioni e passaggi di ruolo. In primo grado, il Tar del Lazio, competente in materia, aveva respinto il ricorso del Ministero. Ma in appello il consiglio, presieduto da Giuseppe Severini, ha capovolto il primo pronunciamento, specificando che nei criteri scelti dalla Commissione ne esistono alcuni che giocano “a sfavore” di Crosta oltre al fatto che a questi non corrisponda una spiegazione su come abbiano inciso sul profilo economico. Ma soprattutto, i giudici del Consiglio hanno accolto in parte il ricorso del ministero che aveva chiesto, con decorrenza a partire dall'aprile del 2006, la restituzione di centomila euro l'anno come “compensazione” per l'eccessiva retribuzione.

Accolto in parte, dicevamo, perché nella sentenza si legge che il Consiglio di Stato “osserva che la quantificazione del risarcimento supera i canoni previsti dal d.l. n. 109 dell'1 aprile 1981, successivamente convertito nella legge n. 167 del 6 maggio 1981, che fissa il tetto di risarcimento in lire 100000000 (centomilioni) per anno, pari a euro 51645,69”. Insomma, non centomila euro, ma cento milioni delle “vecchie lire”. E la valutazione operata dal Consiglio di Stato, viene precisato nella sentenza, si basa sul principio della “autonomia delle valutazioni della commissioni giudicatrici” che, “in presenza di una pluralità di procedure selettive che si succedano del tempo, rende possibile il verificarsi scostamenti fra i compensi, con la conseguenza che quella successivamente espletata non resta affatto condizionata ed influenzata dall’esito della precedente”.

Insomma, se prima avevano deciso in un modo, non è detto che, di fronte a nuove valutazioni, non si possa ridiscutere la decisione della commissione. Quindi Crosta dovrà restituire oltre 250 mila di euro “illegittimi”. Ai quali si aggiungono 2.500 euro per le spese legali. Ma la pensione resta d'oro.

AGGIORNAMENTO: la notizia non è reale, ma un pesce d'aprile della redazione ai suoi lettori.


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