Live Sicilia

Bagarre a Villa Sofia. L'intervista

"Quando sei tra la vita e la morte
non si può dire: aspetti la fila"


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“Tra la vita e la morte non si può dire a una madre di aspettare la fila. Questa è istigazione alla violenza”. Inizia così il racconto di Emilio Corrao, protagonista di una vicenda di cui si legge questa mattina su Repubblica Palermo. A Live Sicilia oggi Corrao racconta la rabbia, l'amarezza, di un caso di presunta malasanità, forse come tanti altri. Ma che si sarebbe potuto trasformare in tragedia. Saranno state le sette e mezza di una sera qualsiasi quando A., la tredicenne nipote di Emilio, è tornata a casa dopo avere studiato con una sua compagna. “E' tornata a casa affamata – racconta lo zio della ragazza – e sua madre si è subito messa ai fornelli. Verso le otto di sera, le ha detto di lavarsi le mani e andare a tavola. Ma la bambina, uscita dal bagno, ha cominciato ad accusare un forte mal di testa. La madre ha attribuito il malore alla fame e le ha consigliato di mettersi a tavola, ma a stretto giro A. ha cominciato a lamentarsi e a comunicare a gesti di non riuscire a muovere il braccio e la gamba destra”.

La madre (sorella di Corrao, ndr), chiama suo fratello, col quale si precipitano al pronto soccorso di Villa Sofia. Lì, bisogna aspettare per il triage. E poi ci sono già oltre cento persone in lista. La madre prova a spiegare agli infermieri la gravità della situazione, ma niente da fare, bisognerebbe attendere il proprio turno. “Eravamo esasperati dalla situazione – racconta Corrao – non capivano che rischiavamo di perdere la piccola. Tra la vita e la morte non si può dire a una madre di aspettare la fila. Questa è istigazione alla violenza”. Così hanno sfondato la porta del Pronto Soccorso. “Appena entrati – racconta ancora Corrao – ci siamo diretti verso un medico, ma anche lui, intento a visitare un altro paziente ci ha chiesto di aspettare. Davanti alla nostra disperazione il medico si è convinto a visitare A. Appena l'ha vista ha capito e subito ha mobilitato mezzo Pronto Soccorso”.

La ragazzina ha avuto un versamento di sangue al cervello. Oggi A. è stabilizzata, ha una grave dislessia e comunica per monosillabi. Probabilmente in giornata le taglieranno i capelli e già domani potrebbe subire un delicato intervento. Ma la battaglia dello zio Emilio non si ferma. “Sono determinato – racconta - la sanità in questo modo non può continuare. Il budget è limitato? Aumentiamolo, non si possono fare ancora tagli. Prendiamo i soldi confiscati a chi toglie la vita (i mafiosi) e diamoli a chi di vite ne salva tante quotidianamente (i medici). Non è colpa dei medici se le cose non vanno, chi lavora in Pronto Soccorso fa vita di trincea. Subiscono uno stress continuo. Ma l'organizzazione va ripensata. Le guardie mediche, per esempio, devono essere attigue ai Pronto Soccorso, per occuparsi dei triage bianchi e verdi e lasciare spazio ai medici di pronto intervento di occuparsi delle emergenze. Se poi un triage diagnosticato come verde, diventa poi giallo, il paziente è già in ospedale, non ha bisogno di essere trasferito”.

“Voglio peccare di presunzione – conclude Corrao – e sfido pubblicamente l'assessore Russo a venire insieme a me, accogliere i pazienti e smistare (ovviamente accompagnati da un medico e un infermiere) i casi meno gravi nei reparti, come nel caso dell'ortopedia. Questa dovrebbe essere la funzione delle Guardie mediche all'interno dei reparti e questa è l'organizzazione che propongo all'assessore Russo”.


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