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La morte di un operaio al lavoro
La famiglia: "Non si è ammazzato"


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Non un suicidio ma un incidente dovuto a un malore: sarebbe questa la causa del decesso di Antonino Lanza, l'operaio di 50 anni della Pubbliservizi di Catania morto ieri dopo un volo di due piani nella tromba delle scale del palazzo della sua azienda dopo avere ricevuto una sospensione di sei giorni nell'ambito di accertamenti su un furto. Ne sono convinti due suoi figli, Giuseppe e Simone, che parlano con i giornalisti per fornire la versione della famiglia che parla anche del furto: il loro congiunto era stato minacciato di gravi ritorsioni se avesse collaborato alle indagini.

"Mio padre era un uomo coraggioso - afferma Giuseppe - teneva molto alla famiglia, ai noi figli e ai nipoti, non si sarebbe mai suicidato. Io oggi sono stato alla Pubbliservizi, ho visto le scale. C'é una ringhiera molto bassa, sono convinto che mio padre ha accusato un malore ed è finito giù. Non credo ad altro". "Il provvedimento di sospensione dal lavoro - aggiunge Simone - scaturiva dal fatto che lui non aveva fatto i nomi dei ladri che il primo marzo avevano commesso un furto nel deposito di misterbianco della società. La Pubbliservizi gli aveva intimato di fare i nomi, altrimenti lo avrebbe licenziato. Lui era preoccupato. Temeva di perdere il lavoro". Il giorno del furto Antonino Lanza fu minacciato da un gruppo di banditi con il volto coperto che gli puntò la pistola alla testa minacciandolo di ucciderlo se avesse parlato. Per questo motivo, ricostruiscono oggi i suoi familiari, era molto angosciato, perché, si sentiva "umiliato da questa situazione".


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