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Speciale donne, la prof

"Occhio al maschilismo strisciante"


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, Cronaca
Quando contattiamo Barbara Evola dalla cornetta sentiamo la voce dei
suoi bambini e l'abbaiare del suo cane. Una mamma che è anche insegnante e attivista. Molto impegnata nella difesa dei diritti dei precari della scuola, Barbara Evola parla dell'immagine della donna, ormai "oggetto di piacere" e di un maschilismo "ancora più forte e più strisciante". Anche tra i banchi di scuola.

Donne e uomini. Lei che ne vede passare tanti ancora giovani. Le capiterà anche di entrare in contatto con le loro ambizioni. Nota qualche condizionamento di genere?
"Nei miei ragazzi vedo un senso di impotenza diffuso. Indistintamente si chiedono 'a cosa serve quello che si fa?'. E negli anni questa realtà è in peggioramento. Le ragazze anzi sono quelle che si impegnano maggiormente, mi capita di avere studentesse brillanti. Partendo dalla mia esperienza già a scuola era molto sentita la battaglia nella difesa dei diritti delle donne. Da una parte era già aperto il dibattito sulle quote rosa, dall'altra questo deve essere un fatto culturale, no può essere imposto: ci deve essere uno svecchiamento nella mentalità".

Il maschilismo esiste ancora?
"Il maschilismo oggi è ancora più forte e più strisciante. Anche attraverso modelli di atteggiamento che vengono assunti senza essere consapevoli. Questi fidanzati che difendono le ragazze, questi galletti che alla prima battuta intervengono in difesa della propria 'donna'. Una dinamica da 'pollaio', che ti aspetteresti in una discoteca o in una scuola malfamata, e che ritrovi anche nei licei classici, è entrata nel costume di tutti. Un maschilismo che anche le
ragazze hanno accolto".

Prova mai a discuterne con loro?
"Il confronto c'è, dipende dalle persone con cui ti ritrovi a parlare. Si ragiona su modelli già accettati e diffusi sui media. Anche un argomento come quello dell'abbigliamento, che può apparire bigotto. Ti senti libero, magari credi di essere libero. Poi ti accorgi che un determinato modo di vestire mette in evidenzia proprio quelle parti che possono dare piacere ai maschi. Quando ne parli a volte vedi ragazze che si sorprendono. Oppure ragazze che provengono dall'alta borghesia, condizionate da un modello quasi ottocentesco. È 'l'altalena della società'. Raramente si hanno vie di mezzo".

Sta da tempo portando avanti la lotta dei precari nella scuola. C'era anche lei a Roma, nel giorno del 'se non ora quando'?  Perché gli uomini non si sono ribellati a questa immagine che potenzialmente riguarda anche le loro donne?
"Non sono stata a Roma, ma ho partecipato alla manifestazione qua a Palermo. Già gli uomini si sono messi in discussione negli anni '70, con una nostra presenza negli ambienti lavorativi. In questo momento è come se in atto ci fosse una sorta di regressione. Il maschilismo della conquista che vede la donna come oggetto di piacere, di relax. Ma qua anche a sinistra. Alla fine nelle assemblee, ricordo che da ragazza i maschi avevano sempre lo stesso pensiero. Fisso. Alla fine la donna non deve essere aggressiva, non deve intimorire l'uomo. Questo modello lo fa sentire più sicuro. La maggior parte degli uomini
quando pensa a Berlusconi dice 'beato lui che alla sua età si fa le ragazzine'. Purtroppo è un'opinione diffusa".

Capita di vedere molte più donne in cattedra?
"L'insegnamento forse era visto come il mestiere migliore per far combaciare lavoro e famiglia, perché dopo 5/6 ore di lavoro, si torna a casa. Fare l'insegnante adesso richiede un grande impegno. Si deve continuare a studiare, si deve preparare la lezione. Quando sono impegnata con lo studio, arriva i senso di colpa perché sto togliendo tempo alla famiglia, e viceversa. Allora ti sembra che non stai facendo bene né la madre né l'insegnante. É vero che ci sono poche donne dirigenti. Nella mia scuola per esempio il preside chiama le
insegnanti 'signora' e gli insegnanti 'professore'".


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