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Lo speciale. Donne e potere

E se comandasse lei?


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E se fosse una donna a reggere le sorti della fragile municipalità di Palermo o il proscenio della Regione? E se ci fosse una donna per ogni ganglio ipersensibile dell'amministrazione? Chissà, calerebbe lo spettacolo indecente della corruzione e dell'eccesso. Le donne - si sa - sono migliori degli uomini.
Per esempio, in genere, hanno un senso adamantino della giustizia. Riescono miracolosamente a tenere un acrobatico equlibrio tra lavoro, figli e mariti complicati, per tacere degli amanti sciocchi. Lavorano sodo e non si lamentano, come le ragazze di Atene in una bella canzone di Finardi.
Parliamo delle donne donne, col bollino blu. Quelle che scimmiottano i maschi appartengono a un ibrido che nulla può ricevere, a parte la nostra compassione.

C'è stata la grande polemica che sappiamo sullo spazio alle donne nella legge elettorale, in Sicilia. Non ci vuole molta fantasia ricostruire, nella circostanza, i commenti machisti degli onorevoli dietro le quinte del politicamente corretto. Ci sono cose che non è bello dire, eppure appartengono intimamente al codice di pensieri e parole dei politici nostrani. Che siano maschilisti si vede lontano un miglio. Che non vogliano aria fresca nella roccaforte dei loro possedimenti è teorema che si intuisce nel retrobottega di certi sorrisi da pescecane.

Ora, noi non dobbiamo incardinare il dibattito nel cielo astratto e metafisico di un ragionamento a prescindere sul merito, sulla riserva di posti e sul sesso degli angeli. Meglio faremmo a calare le premesse nel brodo siciliano, per giungere alle dovute conclusioni. Chi scrive ritiene che sarebbe opportuno stimolare con ogni mezzo una infornata di donne nel Palazzo del potere. Non ci sono molti espedienti da tentare, ormai, per raddrizzare la nave del pubblico governo. Metterci nelle mani gentili delle consorelle, delle compagne che solcano con noi questo mare in tempesta, affidargli il filo del timone, è forse l'ultima speranza di vetro che ci resta. Diamo la Sicilia in mano alle donne e ritiriamoci in buon ordine. Ci vuole un  gigantesco sforzo di fantasia per immaginarle peggiori di noi.


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