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Speciale donne, la signora dei libri

"Avanti con le nostre forze"


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Maria Elena Vittorietti è alla guida della 'Vittorietti edizioni', un'eredità trasmessa dal padre, per la quale si reputa fortunata. Ma lei sembra esserne convinta da sempre: è la donna, nonostante tutto, a portare i pantaloni. Uno dei motivi per cui trova la seconda preferenza di genere, nella polemica che c'è stata all'Ars, solo una "strumentalizzazione". Quella dei libri, comunque, non è l'unica passione che le è stata tramandata. Tifosa sfegatata della Juventus, definisce questa inclinazione calcistica un "patrimonio genetico".

Vittorietti Edizioni. E' stato difficile portare avanti il lavoro di suo padre?
"Io mi sento molto fortunata, non ho avuto nessuna difficoltà perché è stato passato tutto da mio padre a me. Ma molti altri gruppi editoriali hanno una donna alla guida o l'hanno avuta: Feltrinelli, Sellerio, la stessa figlia di Berlusconi è a capo della Mondadori. Qui mio fratello si occupa soprattutto dell'editoria scolastica e io mi sono ritagliata il mio spazio con la casa editrice".

Sulla mancata approvazione della preferenza di genere invece che ne pensa?
"Non sono d'accordo. L'ho trovata una strumentalizzazione. Un modo per apparire sui giornali. Che il Pd candidi donne come Rosy Bindi o la Bonino, che fanno politica e sono seriamente preparate. Tutte le altre sembrano il frutto di piccoli giochi. Non importa se sono uomo o donna. Una persona vale e basta. Altre distinzioni mi danno fastidio".

Secondo lei la donna subisce ancora discriminazioni?
"Noi abbiamo a che fare prevalentemente con donne: il 60 per cento dei docenti è donna, anche tra i presidi ci sono molte donne. Ma siamo anche in tutti gli altri ambiti lavorativi. Certo ancora l'idea di un premier donna è lontana. Ma il rapporto sulla terra è 5:1. Cinque donne ogni uomo che nasce. Prima o poi pagherà (ride)".

In un paio di opere lei ha parlato di omosessualità, di immigrazione, di minoranze insomma. In quale ambito della società la donna è ancora minoranza?
"La donna è ancora minoranza in qualche parte della società. Ma non è sempre una cosa negativa. In Sicilia per esempio, lo abbiamo visto con i testi di Daniele Billitteri, 'Homo panormitanus' e 'Femina panormitana': il machismo siciliano in realtà poggia sulla donna. Ovvero, le donne fanno finta di farli comandare, ma intanto mandano avanti la famiglia".

Nella società siciliana, per esempio, il ruolo della donna è veramente cambiato? E se lo paragoniamo con quello delle donne al di là dello Stretto?
"Per quanto riguarda le micro realtà, quelle dei piccoli paesi, devo essere sincera, non trovo molta differenza. Nelle macro realtà invece le donne siciliane sono molto apprezzate. Magari si ha ancora una certa immagine di loro, magari con il velo nero. Poi in realtà si scoprono donne in gamba, che ancora tengono molto ai valori della famiglia. Fuori dalla Sicilia ho visto un rilassamento in questo senso. Ma questo è colpa della televisione. Adesso se nel curriculum hai scritto 'escort' hai anche qualche possibilità in più".


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