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La polemica tra Mannino e gli ex amici

C'eravamo tanto amati...
Ora volano gli stracci


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“Parlare di democrazia cristiana è antistorico, chi non ha niente da dire, allora parla di Dc”. A dirlo è Rudy Maira, ex Dc, ex Udc, tra i fondatori dei Popolari di Italia Domani, di cui è anche capogruppo all'Assemblea regionale siciliana. Il percorso verso la nomina di Saverio Romano alla poltrona di ministro per le Politiche agricole è stato il giusto 'pretesto' per far emergere malumori e conti in sospeso tra i "democristiani" dell'Isola. Sì, perché ha ragione Maira, parlare di Democrazia Cristiana oggi è antistorico, non ci sono dubbi. Ma resta il fatto che sono cresciuti – politicamente parlando – tutti insieme. Ragazzini ieri, protagonisti della politica oggi. E colui che in qualche modo è stato la loro guida spirituale, Calogero Mannino, oggi torna a farsi sentire, con toni per niente rassicuranti. A proposito di Romano, Mannino ha infatti dichiarato “Speravo fosse un cavallo di razza, invece non è nemmeno un cavallino”. Parole dure, che hanno dato modo agli ex compagni di viaggio di puntare il dito, e agli attuali 'coinquilini' di partito dargli il benservito. Insomma, per dirla con le parole di Toto Cordaro, “Mannino ha fatto il suo tempo”.

Ma a sentire Giampiero D'Alia, segretario regionale dell'Udc di Casini, Romano starebbe commettendo un grave errore, entrando a fare parte di un esecutivo che non ha mai dimostrato grandi attenzioni per la Sicilia: “E' un governo guidato in tutti i sensi dalla Lega – dice D'Alia -. L'Udc ha rotto con Berlusconi per questa ragione nel 2008. Oggi, dopo due anni di governo, tutti gli italiani si sono accorti che questo governo ha tagliato i fondi destinati allo sviluppo del Sud in favore del Nord. Altro fatto storico da considerare è che questo è un esecutivo senza maggioranza, che ha ottenuto i voti mancanti attraverso una compravendita sotto gli occhi di tutti. Che cambio di tendenza crede che possano apportare i cosiddetti 'responsabili'? Sono soltanto chiamati a schiacciare un pulsante in Aula, in cambio di qualche posto di governo o sottogoverno”.

Eppure dalla bocciatura generale di D'Alia, si salva, non a caso, quel Calogero Mannino di cui sopra. “Mannino – dice D'Alia – che è persona seria, non è entrato nei responsabili. La sua idea era quella di creare attraverso il Pid una sorta di sezione italiana del Partito Popolare Europeo, non certo di fare il sottopancia a Berlusconi. Io guardo alle considerazioni politiche di Mannino, e lui voleva creare un partito cerniera del centrodestra per il dopo Berlusconi, ma nei fatti è diventato una congrega di ascari al servizio di Bossi e Berlusconi”. La risposta a D'Alia arriva, per l'appunto, da Rudy Maira: “Un ministro siciliano, tra l'altro all'Agricoltura, x la Sicilia non può che essere un bene. La nomina di Saverio Romano scatenerà una serie di invidie, di calcoli squisitamente politici. Ma la vita va avanti lo stesso. Certo, ne potremmo avere un ritorno anche come Pid, ma intanto un ritorno ce l'ha la Sicilia”.

Alle parole di Maira fa eco anche Toto Cordaro, deputato regionale del Pid, che liquida il segretario regionale dell'Udc con una battuta: “Non mi occupo di D'Alia tranne che per ricordargli che è senatore grazie ai voti di Cuffaro”. Cordaro entra poi nel merito del dibattito sulla nomina di Romano a capo di un ministero difendendo la linea del suo partito: “Non è vero che entrare al governo significa diventare servi della Lega – dice – Al contrario dobbiamo riequilibrare uno strabismo politico di questo governo, affinché si guardi maggiormente in direzione Sud. Lo scorso 14 dicembre – dice ancora Cordaro – la differenza l'ha fatta il Pid. Tutto quello che è venuto dopo, compresi i responsabili, è stato consequenziale. La primogenitura è dei popolari. Ma prima di entrare a fare parte del governo, è necessario un accordo politico, che renda chiaro un punto: il Pid, insieme a Pdl e Lega deve partecipare alle scelte decisionali dell'agenda politica del Paese”.

Su Mannino, infine, Cordaro risponde con pari asprezza alle sue parole: “Non credo – dice – che Mannino abbia ancora molto da dire sotto il profilo politico, il suo tempo è passato. Rispetto alle metafore animaliste, poi, mi dispiace, ma solo sotto il profilo umano, che il suo canto del cigno sia così livoroso”. Proprio su Mannino chiude, infine, Rudy Maira, che ironizza: “credo che Mannino, mettendo da parte la sua carriera politica e la sua grande esperienza, si sia dato all'ippica”.

“Quando abbiamo costituito l'associazione attraverso cui nasceva il Pid – continua Maira – senza che ci fosse il minimo dubbio, abbiamo eletto Mannino presidente. Io credo che a monte delle sue dichiarazioni ci sia un difetto di approccio, forse dovuto anche all'età, l'età passa x tutti. Oggi qualcuno è anziano e non vuole prendere atto del fatto che quelli che ieri erano i ragazzini oggi sono i protagonisti della politica. La dobbiamo dire tutta? - conclude amaramente Maira – Mannino ha fatto in questi mesi il cavallo di troia, ha fatto di tutto per riportarci da Casini. Ma Casini ha fatto il suo tempo e la Sicilia ha bisogno d'altro”.


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