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Palermo 0 - udinese 7

Palermo, perché?


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(rp) Ora dobbiamo avere la forza di mettere da parte le urla e le lacrime sportive di un crollo indecoroso. L’orrore calcistico che si è consumato sul prato del “Barbera” è troppo perfino per le possibilità della cronaca. Ha un’ampiezza che lascia sbigottiti e che rende poco influente il racconto della partita. Non c’è nulla da narrare, nulla da spiegare che non sia già terribilmente evidente. L’Udinese ha brutalmente calpestato il Palermo. I tacchetti del duo Sanchez-Di Natale hanno lasciato ferite che difficilmente si rimargineranno, se mai accadrà. Gol da tutti i lati e in ogni maniera. Di testa, di piede, in mischia, in contropiede. Un raccapricciante manuale del calcio, una cineteca horror, una spietata caccia: carnefici con la maglia bianconera e pigolanti vittime con lo stemma rosanero. Ai giocatori va la nostra umana comprensione. Sono tutti bravi ragazzi e staranno soffrendo. Ma resta la spina della domanda conficcata nella zona sensibile, in cui fa più male: Palermo, perché?

Perché una squadra che fino a qualche settimana fa giocava un grande calcio si è smarrita, diventando un’accozzaglia di galline in balìa dei falchi? Perché il giocattolo di mister Delio Rossi, un ottimo allenatore, non l’ultimo della classe, si è sfasciato con tanto fragore? Perché si raccolgono le macerie di un campionato che è stato dignitoso e rischia di trasformarsi in un calvario, in una tragedia greca, con annesso coro di condolenti? Lo scriviamo sommessamente, in questo oceano di pianto rosanero. Oggi si è consumato l’apice di un delitto perfetto di cui Maurizio Zamparini è il mandante, mentre Rossi, via via, ha assuntole sembianze dell’esecutore. Il nostro amato presidente che tanto bene ha operato – ma si potrà trovare tra i salmi di gloria lo spazio per una critica serena – si è fermato sulla soglia di un possibile buon lavoro. Con le sue risorse ha messo insieme una formazione giovane ed entusiasta, ai comandi di un bravo tecnico. Qualche ulteriore pennellata in sede di campagna acquisti e il passo spedito avrebbe preso le sembianze di una bella avventura. I puntelli non sono stati forniti, nonostante le richieste di Rossi. Anzi, Zamparini si è inviperito per l’ostinazione del suo allenatore e ha ricominciato a martellare, come sa.

Il presidente ha condotto un’opera di demolizione quasi scientifica, colpi di maglio su colpi di maglio. Rossi inadatto, la squadra lavativa. Una scudisciata al giorno. E lo spogliatoio è andato in tilt. Il saggio Delio si è perso tra le spire della polemica, molte sue scelte sono apparse (vedi l’impresentabile Andelkovic al posto di Munoz) come una ripicca: tu, Zampa, mi dai questo? E io schiero titolare gente impresentabile, pur di gettarti in viso i tuoi errori. Rossi si è avviluppato in una rancorosa autodistruzione. Ha fatto come il marito che se lo taglia per esacerbare la moglie. Il risultato? Un pateracchio. Una macchina che procede a singhiozzi prima di guastarsi del tutto. Sui banchi dell'accusa, ovviamente, anche i giocatori. Impresentabili, anche se sono bravi ragazzi.
La disfatta patita contro la formazione di Guidolin non è solo una tremenda mazzata, è una revolverata prorio da restarci secchi. E, a questo punto, dubitiamo che Rossi abbia la lucidità necessaria per andare avanti. Questi sono i fatti. Resta la domanda crudele: Palermo, perché?.


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