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A bordo anche i due docenti palermitani

Le testimonianze dei passeggeri:
"Grazie ai libici che ci hanno aiutati"


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Catania, libia, nave san giorgio, Cronaca
I docenti palermitani
A bordo della San Giorgio vi erano anche Daniele Coffaro e Carlo Giordano, i due docenti di Palermo rimasti bloccati nei giorni scorsi a Misurata. Parlando con i giornalisti appena sbarcati dalla nave, hanno detto di essere stati assistiti dalla Impregilo e di essere stati ''trattati benissimo''. ''Non abbiamo temuto in nessun momento - ha detto Giordano - perche' Impregilo e' una ditta serissima, sono dei professionisti e sanno fare il loro lavoro. ''Eravamo li' - ha detto Coffaro - per insegnare Italiano all'Universita' di Misurata. I ribelli ci hanno chiesto di dare informazioni dal loro punto di vista perche' loro non hanno modo di dare notizie. Dicono che tutto quello che si vede sulla tv libica è una falsità, che non hanno niente a che fare con Bin Laden, che non sono drogati e che metà esercito è dalla loro parte''. Giordano ha aggiunto: ''Impregilo ha anche accolto delle nostre colleghe francesi e loro amici. Con noi sono rientrati anche loro. Eravamo sul serio su una sola barca''. ''Abbiamo avuto contratti con l'università - ha proseguito Giordano - il problema e' che il nostro referente locale era una persona che nel suo rango doveva fidarsi del governo di Gheddafi e che in alcuni momenti forse ci ha dato dei consigli sbagliati. Il 19 ci e' stato consigliato di andare l'indomani a fare lezione e questo e' stato un cattivo consiglio. Per il resto non voglio creare nessuna polemica con l'Università di Palermo. Eravamo li' per un accordo quasi di amicizia più che scritto e poi e' andata come e' andata. Io sinceramente spero di tornare a Misurata perché la gente li' e' molto gentile. Ho salutato tutti con la promessa di ritornare. Speriamo che sia possibile''.

Padre e figlio rientrati in Italia
''Essere riusciti a tornare in Italia per noi è un miracolo, non vedevamo l'ora di tornare perché lì cominciava ad essere triste''. A parlare è Francesco Baldassarre, 34 anni, sbarcato dalla nave San Giorgio insieme con il padre Gino, di 54. Entrambi di Brindisi, sono dipendenti della ''Tecnomontaggi'' e sono rientrati in Italia su disposizione della loro azienda. ''Entrare sulla nave - ha aggiunto Francesco Baldassarre - è stato un po' problematico. Ci fermavano ai posti di blocco, erano armati, comunque ci hanno scortati e sentivamo dire che a 15 chilometri da noi stavano bombardando l'aeroporto di Misurata''. Hanno raccontato che la situazione nel campo dove erano ospitati ''era abbastanza tranquilla''. Padre e figlio hanno detto di essere rimasti fermi da martedi' scorso. ''Ci hanno trattati bene - ha detto il padre Guido - i libici ci hanno trattati bene''.

Il dipendente della Impregilo
''Misurata e' in mano agli insorti ma non sparano
. Sono venute fuori notizie allarmanti, che eravamo circondati, ma non e' vero nulla''. A parlare e' Evaldo Botti, di Pinerolo, dipendente della Impregilo, sbarcato dalla nave San Giorgio. Botti lavorava al progetto università a Misurata. ''Un grazie agli amici libici - ha detto Botti - che lavorano li' con noi e che sono stati veramente bravi. Sono stati li' giorno e notte a difendere il loro lavoro. Noi li abbiamo aiutati dando loro una tenda e un container e loro ci hanno fatto la guardia giorno e notte. E' stato un bel rapporto e ci hanno consentito di arrivare al porto''. ''Il nostro lavoro - ha concluso Botti - è stato interrotto e speriamo di riprenderlo. Domani sarò all'Impregilo a Milano e vedremo di riorganizzare tutto. Noi siamo pronti a tornare quanto prima''.

"Aspettavamo solo di andare via"
''Sono contento di essere tornato
, negli ultimi giorni la situazione era diventata abbastanza critica. Personalmente non avevo quasi piu' niente da mangiare. Giorno dopo giorno aspettavamo di andare via''. E' la testimonianza di Graziano Gallocchio, 49 anni, di Padova, sbarcato a Catania dalla San Giorgio. In Libia lavorava vicino Misurata per un consorzio di tre societa', la Danieli, la Tecnomontaggi e Ferretti. ''Dopo essere saliti su un mezzo da sbarco prima di imbarcarci sulla San Giorgio - ha aggiunto Gallocchio - molte persone ci hanno detto di riferire che tutto quello che sta dicendo Gheddafi sono tutte menzogne. Ci hanno dato da bere e da mangiare, ci hanno dato i giubbotti. Insomma ci hanno trattato bene. Contro gli italiani non hanno niente''.

Il comandante della San Giorgio
''I passeggeri hanno raccontato di una situazione estremamente fluida
e complessa, di violenza, tutto quello che e' il corollario tipico della caduta di un regime. Non sappiamo se ci sono altri italiani, se ci fossero ci rimanderanno giu'''. A parlare e' il capitano di vascello Enrico Giurelli, comandante della nave della Marina Militare Italiana San Giorgio, arrivata stamane a Catania con 258, tra cui 121 italiani, che hanno lasciato la Libia. ''Il viaggio e' andato bene - ha proseguito Giurelli - ma poteva andare meglio se non ci fosse stato tutto il mare che abbiamo trovato, soprattutto a scendere e nella zona di Misurata, che ci ha complicato un po' la vita soprattutto per le operazioni di recupero dei connazionali pero' devo dire che la professionalita' dell'equipaggio e capacita' dimostrata da tutte le componenti della nave hanno permesso di portare a termine l'operazione in maniera esemplare''. ''Quando siamo partiti - ha aggiunto Giurelli - la situazione in Libia era quella che tutti conosciamo, una situazione di instabilita'. Non abbiamo una situazione chiara in merito alle particolari situazioni politiche pero' che quello che avevamo chiaro era la necessita' assoluta di recuperare i nostri connazionali e tutti quelli che dovevano uscire dal Paese che erano nella zona di Misurata''.

I tre slovacchi a bordo
Tra la gente sbarcata dalla San Giorgio ci sono anche una giovane donna
che tiene in braccio un neonato, ed un ragazzino. A prenderli e' venuto l'ambasciatore della Repubblica Slovacca in Italia Stanislav Vallo. ''Sono venuto da Roma - ha detto Vallo - per recuperare questi miei tre concittadini. Ora andremo a Roma e poi in Slovacchia. Voglio ringraziare l'Italia di cuore''. ''Loro - ha aggiunto Vallo - vivevano a Misurata. Hanno avuto tanta paura per i combattimenti in citta' e hanno chiesto tramite l'Ambasciata di essere imbarcati al piu' presto possibile. Grazie alla Farnesina ci siamo riusciti e siamo felicissimi di averli qui''.


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